Non chiamiamolo solo terrorismo perché anche le parole poi si logorano e rischiano di apparire senza peso. L’espressione ‘Terrorismo’ rischia di neutralizzare la presenza del diavolo tutte le volte che la malvagità diventa forma.

Vedere genitori accasciati accanto ai corpi dei figli senza vita, padri e madri congelati in un pezzo di vivere che non ha più senso se pensi che quella sera era solo una sera di fuochi d’artificio, di festa e di gioia. Di contro, il senso della malvagità, il barbaro cinismo di decidere sulla vita degli altri. Non c’è follia e non c’è folle. C’è che sei un fottuto diavolo, incontrollabile macellaio di morte.

“Non avranno il nostro odio” è una bella frase ma falsa. Tremendamente falsa. L’odio può accucciarsi, come quei padri che fanno l’ultima guardia ai corpi dei loro figli. Ma prima o poi quell’odio esce. Come si materializza non si sa, gli sbocchi sono troppo.

Le immagini che continuiamo a vedere non possono che suscitare odio. Una odiosa rabbia contro il male, contro la malvagità. E questo odio va rispettato. Comunque la pensiate.

Avrete il nostro odio, altro che. Ve lo meritate tutto. Poi, noi che non siamo il diavolo che siete voi, dannati criminali, renderemo questo odio innocuo. Perché abbiamo un senso della ragione che contiene (sebbene non comprima…) le ragioni dell’odio. Lo ingabbia dentro categorie superiori, collettive, morali, giuridiche…

L’odio che proviamo non è un rigurgito razzista. È l’odio che si prova verso il male. È l’odio che resta anticorpo ai fascismi latenti mai distrutti. È odio verso la malvagità, talmente diffusa che non riusciamo nemmeno a vederla tutta.