Con Silvano Agosti il termine “intervista” è bandito. Lui preferisce la parola “dialogo”. 78 anni, bresciano, i suoi film sono più rari di un diamante grezzo. Bandito dalle sale cinematografiche ufficiali fin dagli anni settanta, in prima linea a mostrare capolavori nei suoi due cinema tra Roma e Brescia. All’improvviso appare in un programma radio, racconta la sua visione del mondo, toglie quel tappo di conformismo culturale e sociale a cui ci siamo volontariamente abituati e sembra di aver respirato aria pulita. Lo raggiungiamo al telefono in una pausa dell’instancabile programmazione dell’Azzurro Scipioni a Roma.

Lei che ha iniziato tanti anni fa come regista, e forse all’arte cinematografica credeva più di oggi, può dirci qual è lo stato di salute del cinema odierno?
Quello che mi chiedete non significa nulla. Io oggi guardo molto più all’arte di quando uscivano i miei primi film. E poi io non appartengo al mondo del cinema, ma al mondo, e il mondo è l’unica cosa che non appartiene a me. Quasi tutti gli esseri umani sono chiusi in ruoli, prigionieri di una piccola tomba. Sono i ragionieri, i giornalisti, gli avvocati, i papi, ecc.. A tutti i livelli ci sono poi tombe grandi e piccole. Io, semmai, ho una caratteristica molto precisa: poiché dico della cose reali che non assomigliano per nulla alla menzogna, non posso essere incluso nella grande informazione. Ho una sala cinematografica a Roma che ha appena compiuto 30 anni. A parte un trafiletto, che ho appeso al muro, un luogo dove vengono proiettati 360 capolavori l’anno è stato totalmente ignorato. Forse era meglio non venisse scritto nemmeno quell’articolo.

Ad ogni modo capita spesso di leggerla sul web: sito personale, pagina Facebook e account Twitter…
Assolutamente no, io non ho fatto nulla, è il web che fa quelle cose lì. A parte il mio sito che gestisco poche volte al mese, il resto non viene scritto da me. Il web mi ha comunque riconosciuto, mi stima e mi usa come veicolo per smantellare bugie troppo grandi che l’informazione ufficiale lascia come tali.

Un esempio?
Non si può parlare sempre di “cinema italiano” senza parlare di cinema. Sulla copertina del mio programma di sala ci sono questi versi. “Il cinema per voi è spettacolo, per me è una visione del mondo. Il cinema è un atleta, il cinema svecchia la letteratura, è portatore di idee, ma il cinema è malato, l’industria gli ha gettato negli occhi una manciata d’oro, abili imprenditori con storie lacrimose e violente ingannano la gente”. Queste parole la ha scritte nel 1922 Majakovski. Io le aggiorno così: “Il cinema è in tarda agonia, è già all’inizio di un processo di autodeocmposizione, ma presunti abili imprenditori continuano con storie lacrimose e violente a ingannare la gente, e non si accorgono che stanno soprattutto ingannando se stessi.

Sembra che per lei il cinema non esista…
Vero. Esistono solo fatti sporadici, un po’ come accade con la creatività, la poesia, la pittura. In realtà se non esistessero le scuole avremmo milioni, non migliaia, di poeti, scrittori, musicisti, autori di cinema indipendente. Perché ogni essere umano nasce con una prepotente straordinaria unica creatività. Un patrimonio poi violentemente distrutto a partire dall’asilo nido fino alla scuola dell’obbligo – che orribile definizione!-. E’ un genocidio invisibile, perché secondo me le scuole sono strutturate sugli stessi principi dei campi di sterminio: non hanno come fine programmare l’eliminazione dei corpi ma l’eliminazione dell’identità creativa di ognuno di noi. Tutti fanno finta di non accorgersi che la catastrofe consiste nel fatto che degli essere nati con delle diversità l’uno dall’altro vengono omologati tutti uguali, come se esistesse una macchina che li stampa tutti alti 1,58. Se uno è alto due metri c’è una pressa che lo schiaccia. Un’oscenità. E’ però questo quello che accade.

Poi ci sono gli artisti…
Naturalmente gli apparati di potere inventano l’artista. Uno a cui danno il permesso di essere alto due metri. E se quelli alti 1,58 vogliono sapere come si sta a due metri glielo chiedono ma devono stare al posto loro, devono essere spettatori. Questi ultimi mi fanno una pena infinita, perché come piccolo, miserabile, umiliante patrimonio hanno la libertà di battere le mani.

Nessuno si è salvato da questo sterminio?
I sopravvissuti del bombardamento di Hiroshima ci sono stati. Persone sopravvissute indenni al bombardamento  industriale e sistematico anche per il cinema. Anni fa ho scritto un manuale “Come produrre e realizzare qualsiasi film indipendentemente dal denaro”. Parlavo e parlo di un mondo che opera con passione e non con il denaro. Penso a Franco Piavoli, a Paolo Benvenuti con un capolavoro come Gostanza da Libbiano. Tra tutto ciò c’è anche una parte del mio lavoro che produce stranissimi fenomeni. Nessuno dei miei 36 film è stato proiettato in Italia ufficialmente, come per i film di Piavoli e Benvenuti. Di noi non si occupa mai nessuno, ma i loro film dovrebbero essere proiettati di notte, quando non accade nulla, quando gli insonni girano per la città. Andrebbero proiettati sui muri dei palazzi, o sui megaschermi invece che fare monumenti a Garibaldi che era sinistro e bieco avventuriero. Ne basterebbe uno solo a città di questi schermi o muri, dove di notte uno sta lì e vede che so Voci nel tempo.