Fabio Rovazzi, classe 1994, è un giovanotto atipico: la sua canzone “Andiamo a comandare” è il tormentone estivo dell’anno, ha conquistato un disco di platino, ha collezionato 27 milioni di visualizzazioni su YouTube e 3,5 milioni di ascolti su Spotify. Chiunque altro, al suo posto, si darebbe le arie, si atteggerebbe a grande artista e camminerebbe a sei metri da terra. Lui no, lui è modesto fino alla tenerezza, quasi si scusa dell’incredibile successo che ha avuto, non vuole definirsi un cantante (“Non so cantare, non ho mai aspirato a quello. C’è gente molto più brava di me che merita questo titolo”), dice che la sua è comicità in musica, che si diverte. E c’è da credergli, visto che il suo tono rilassato è tipico di chi non se lo aspettava di certo, questo exploit clamoroso, ma comunque la vive tranquillamente, senza montarsi la testa o prendersi troppo sul serio. È una mosca bianca, uno scricciolo in un ambiente di lupi, e rivendica con orgoglio il fatto di non drogarsi e di bere poco: “Non mi piaceva che i ragazzini ascoltassero solo rap con gente che dice io mi drogo, sono un figo, sono un grande. Mi sembrava sfuggita di mano la cosa”.

Rovazzi, andiamo dritti al punto: da dove vieni? Chi sei?
Ho sempre vissuto nell’ombra, da addetto ai lavori. Facevo il liceo artistico,  poi ho deciso di lasciarlo perché volevo inseguire la mia passione che è sempre stata quella di fare i video. La prima cosa che puoi fare in Italia senza un titolo di studio è praticamente nulla. Quindi facevo i video per le discoteche ad orari assurdi. A un certo punto ho incontrato Andrea Pellizzari che mi ha tirato fuori dall’ambiente delle discoteche e mi ha fatto lavorare su cose aziendali, lavori di un livello superiore. Ho continuato fino a quando ho iniziato a fare anche video musicali, soprattutto di musica elettronica. A un certo punto mi sono chiesto: “Ma perché devo fare i video per tutti e dare idee a tutti e non fare nulla per me?”. Ho aperto una pagina su Facebook e ho iniziato a fare video divertenti fino a quando ho deciso di unire tutto quello che stavo facendo e fare una canzone.

E in tutto questo quando arriva Fedez?
Fedez arriva già quando facevo video su Facebook. Gli piacevano e mi ha invitato a casa sua per fare una chiacchierata e vedere cosa si poteva fare insieme. Ufficialmente collaboriamo da quando è uscita la canzone e sono entrato in Newtopia.

Non ti aspettavi il successo di “Andiamo a comandare”, lo hai già dichiarato. Così come hai dichiarato di non sentirti un cantante…
Ti spiego perché non mi considero un cantante: innanzitutto perché non so cantare, non ho mai aspirato a fare questo. C’è gente più brava di me che merita questo titolo. Il mio prodotto è comicità musicale.

Una comicità musicale che ti ha fatto raggiungere cifre incredibili mettendo in riga i cantanti “veri”. Sai che non te lo perdoneranno mai, vero?
Lo so, ma più di dire che non sono un cantante in tutte le lingue, cosa posso fare?

Praticamente sei l’Alvaro Soler di Lambrate. Come vivi la notorietà, le attenzioni della gente, il successo. Ti sta destabilizzando?
Sono tranquillo, non sono queste le fatiche della vita. Sono contento che la canzone sia piaciuta a tutti. La sto prendendo bene. Non ero abituato alla gente che mi ferma per strada ma non è certo una cosa negativa.

Tu sei il simbolo di una generazione che riesce inaspettatamente a trovare il successo, magari anche senza titoli di studio. Come racconteresti i giovani di oggi? Che tipi siete?
Non ho una descrizione precisa. Ci sono tante persone che lasciano la scuola e sicuramente sbagliano. Ma in questo momento chiunque ha in mano il potere che ti dà il web. Hai la possibilità di essere autodidatta e di imparare bene le cose che ti interessano e poi ti dà una vetrina enorme e se hai un talento puoi riuscire a emergere. Magari a volte esplodono personaggi trash ma a volte emergono talenti con i controcazzi. Per quanto riguarda i giovani di oggi, credo che siamo in un periodo di transizione. Non siamo ancora definiti, siamo una generazione in giro a caso. Si definirà tutto con gli anni.

Un rapper che non si droga è totalmente contrario a ogni cliché del settore. E lo dici anche nella tua canzone. Vuoi mandare qualche messaggio ai giovani?
Non mi piaceva che i ragazzini ascoltassero solo rap con gente che dice io mi drogo, sono un figo, sono un grande. Mi sembrava che la cosa fosse sfuggita di mano.

Che vuoi fare da grande?
Non lascerò tutto per dedicarmi solo alla musica. Continuerò quello che facevo ma porterò avanti anche il progetto musicale. Di sicuro uscirà un nuovo singolo, poi vedremo.