In questi giorni a Venezia la giunta del sindaco Brugnaro compie un anno. Questo nuovo politico, fino a ieri uomo di affari, si è contraddistinto per la netta e dichiarata preferenza dell’entroterra e di Mestre alla città storica. Brugnaro è autore di affermazioni comiche e pericolose allo stesso tempo, tra cui: “Il futuro di Venezia è Mestre“, sono state usate per pura provocazione.

Dopo un anno di aspettative non soddisfatte, diversi gruppi di cittadini veneziani, di destra e di sinistra (Gruppo25Aprile, Fai, Italia Nostra, Masegni e Ninzioleti, L’Altra Venezia) oltre a gran parte delle scuole superiori, hanno deciso di segnalare al sindaco, così poco attento ai bisogni quotidiani di una città d’arte, quali siano i veri temi che stanno a cuore a Venezia e ai suoi abitanti. Il tessuto sociale di una città – e nel caso di Venezia questa affermazione è tanto più vera – è ciò che la mantiene viva. Venezia non merita di essere solo uno spazio urbano ad uso e consumo del turismo mondiale.

Oggi, sabato 2 luglio, in tutti i sestieri di Venezia e lungo il Canal Grande, sono esposti dei “ninzioi” (lenzuola), in colori e lingue diverse (Venezia è tuttora una città internazionale), e la frase che ha catturato la mia attenzione è “Venezia è il nostro futuro“.

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Brugnaro non è uomo di dialogo. Questi manifesti così civili hanno il compito di costringerlo ad ascoltare il vero grido dei cittadini veneziani. In una comica e oramai celebre risposta di Brugnaro a Elton John, il sindaco di Venezia si è rivolto alla pop star inglese in dialetto veneziano: “Fora i schei“, fuori i soldi. È ora che il sindaco trovi i soldi per rendere ancora vivibile questo capolavoro della cultura italiana alle 55.000 persone che la amano e che hanno il senso civico di affermare che Venezia è il loro futuro.