Tra le persone finite in carcere nell’ultima inchiesta che ha travolto imprenditori e funzionari di Roma Capitale (corruzione negli appalti per la bonifica di alcuni campi nomadi).
c’è anche Salvatore Di Maggio, presidente del consorzio Bastiani, di cui fa parte anche la Ermes, cooperativa alla quale lo stesso Comune di Roma ha affidato in passato un bene confiscato.
L’immobile, presente nell’elenco dei 65 beni confiscati assegnati dalla Capitale a enti terzi, è stato ceduto dall’agenzia del Demanio al Comune di Roma nel 2007 ed in seguito il Campidoglio l’ha affidato alla cooperativa Ermes.

Il bene in questione è composto da due appartamenti di oltre 400 metri quadri l’uno e da un “locale di 749 metri quadri” si legge nell’elenco dei beni confiscati di Roma Capitale.
Abbiamo chiesto al dipartimento patrimonio del Comune quando e come l’immobile è stato affidato alla Ermes, il suo utilizzo specifico e se, alla luce delle recenti vicende di cronaca giudiziaria che hanno coinvolto Di Maggio, sia possibile revocare l’affidamento del bene alla Ermes ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Il presidente del consorzio Bastiani, secondo il gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, risulta coinvolto insieme ad altri in un giro di mazzette, favori e regali per i colletti bianchi di Roma.

In manette, oltre a Di Maggio, sono finiti gli imprenditori, Roberto Chierici, Massimo Colangelo e Loris Talone, ai domiciliari il funzionario del Comune di Roma, Alessandra Morgillo e il vigile urbano Eliseo De Luca. Disposta una misura interdittiva per il funzionario Vito Fulco. I reati contestati sono, a vario titolo, corruzione, falso in atto pubblico e turbativa d’asta e i fatti risalgono al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014.

Nello specifico Di Maggio è accusato di corruzione nei confronti del vigile De Luca, al quale ha corrisposto “almeno 16.402 euro a favore del genero Fabio Gobbi – come si legge nell’ordinanza – la promessa di assunzione della figlia Elisa De Luca e la fornitura di vini”.  Eliseo De Luca invece “quale funzionario di polizia municipale di Roma Capitale, in servizio presso l’ufficio Rom, Sinti e Caminanti del Dipartimento Politiche Sociali e della Salute del Comune di Roma Capitale” sottolinea il gip, compiva atti “contrari ai doveri d’ufficio fra i quali: la fornitura di informazioni sullo stato delle pratiche amministrative in corso; il contributo alla predisposizione di preventivi di spesa relativi agli interventi urgenti di bonifica presso lo spazio bimbi e area limitrofa nel villaggio attrezzato di via di Salone, nonché di bonifica della strada limitrofa al predetto villaggio e dell’area deposito metalli” suggerendo a Di Maggio, prosegue l’ordinanza, “di implementare fittiziamente l’importo delle voci di spesa, per il tramite di Francesco Scollo (ex dipendente dell’Ufficio Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale e stretto collaboratore di Di Maggio)”. Ed il consorzio Bastiani, sottolineano gli inquirenti, è affidatario proprio dei lavori di bonifica di un campo rom a via Salone, periferia est di Roma, per un importo complessivo di oltre 250 mila euro.

Le indagini “hanno consentito – prosegue il gip – di ricostruire l’asservimento all’interesse privatistico dell’incaricato di pubblico servizio Eliseo De Luca nei confronti dell’imprenditore Salvatore Di Maggio, detto “Salvo”. “Le risultanze investigative – continua il magistrato – hanno consentito di delineare, altresì, la figura e il ruolo di Francesco Scollo, ex dipendente dell’Ufficio Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale, stretto collaboratore del Di Maggio e intermediario tra il De Luca e l’imprenditore, il quale è risultato essere il tramite tra i due per ‘gonfiare’ i preventivi di spesa”.