Un po’ di pornografia vi salverà. Già, perché per almeno un giorno nelle sale italiane sarà “fronte del porno”. No, i titoli di Rocco Siffredi e Sasha Grey non saranno magicamente sdoganati nei circuiti di prima visione. Ci mancherebbe. Solo che il 23 giugno 2016 escono in contemporanea due film che mettono al centro del discorso e delle immagini pornografia e perversioni sessuali. In poche ore si potranno vedere il documentario Porno e Libertà, di Carmine Amoroso (premiere al Biografilm Festival 2016), e Kiki & i segreti del sesso di Paco Leon, film che ha sbancato il botteghino spagnolo con oltre 6 milioni di euro d’incassi. Inutile prenderla larga: “fare i conti con l’hard core non è impresa di respiro corto”, spiegava Pietro Adamo nel bel libro Porno di massa (Raffaello Cortina Editore).

L’ascesa delle luci rosse si è rivelata un fenomeno sociale, politico e culturale di estrema rilevanza: nelle sue pratiche espressive dirompenti ed esplicitamente “basse” implica la discussione della struttura del desiderio e della sessualità, delle relazioni tra i sessi, della natura della famiglia, pesca alla rinfusa nei più scottanti materiali dell’inconscio, porta alla luce pregiudizi, simbologie, credenze occulte e occultate”. Il porno a macchia d’olio. La sua illustrazione, con idee dirompenti, nascita e affermazione nel lavoro di Amoroso. Il porno che imbeve la risata e la malizia, la quotidianità e il reale nel film di Leon. In mezzo sempre i corpi nudi, la sinuosità e il fascino di ciò che rimane sotto la norma conformista, il non detto dell’atto sessuale e dei propri principi materialissimi del piacere. In Porno e Libertà svetta il disvelamento amatoriale di quello che c’era sotto i vestiti nei primi fugaci e pecorecci ciak di Lasse Braun, pioniere del porno in Europa, morto nel 2015, co-protagonista tematico con Ilona Staller e Riccardo Schicchi del documentario di Amoroso. Furono loro a metà/fine anni settanta ad imprimere una svolta libertaria, radicale, nel senso pannelliano (anche Marco nazionale con sigaretta tra le dita appare nel film), rispetto allo sdoganamento della sessualità nel discorso pubblico. Giornali, riviste, cinema e ancora spettacoli nei locali da ballo, Cicciolina che finisce in Parlamento, l’immagine di capezzoli, vagine, penetrazioni, copule en plein air che cominciano a non risultare più proibite. Contro ogni pensiero retrò e bacchettone, Chiesa cattolica o partito comunista che fosse. E’ questa la forza dirompente del racconto di Porno e Libertà, l’audacia declinata nella raffinatezza di Schicchi, scivolata nelle ammucchiate di Lasse. E’ lì il punto di rottura che, paradossalmente serve per capire ancor meglio il nostro presente oramai saturo di pornografia grazie al web, accoppiamenti in serie per tutte le età.

Ed è proprio qui che interviene, quasi fosse un sequel, Kiki i segreti del sesso. Perché il film spagnolo mostra con disinvoltura e senza troppo eccedere nella rappresentazione farsesca, quella buffa e viva dimensione delle possibili perversioni sessuali dell’essere umano contemporaneo. Chiaro, il tono è quello del disincanto, la finzione pigia sulla risata, ma la materia trattata è pulsante. C’è la ragazza affetta da “harpaxophilia” che si eccita quando viene rapinata o derubata; c’è il maturo signore di una coppia borghese che esercita sulla povera moglie la sua naturale predisposizione per la “sonnofilia”, cioè il piacere sessuale derivante dall’aver indotto al sonno la partner. Segue la classica necrofilia, ma si inseriscono in primo piano anche le new entry molto porno web del pissing e del bondage. Insomma, nessuno viene risparmiato in Kiki. “E’ una commedia dove il sesso viene trattato in una maniera originale, spregiudicata, divertente e romantica, perché credo fermamente che il sesso continui ad essere il miglior modo di fare l’amore”, ha spiegato il regista Leon.

Sempre per stare sull’argomento, anzi per sottolineare come pornografia e sessualità possano tornare a diventare materia spiccia del cinema contemporaneo (ricordate gli exploit di Ultimo tango a Parigi, della trilogia di Pasolini, dell’Impero dei sensi di Oshima, o dei lavori di Warhol a metà anni settanta?) ecco il corto Queen Kong di Monica Stambrini, con prima italiana al prossimo Festival di Pesaro (2-9 luglio 2016). Il protagonista maschile è l’attore teatrale Luca Lionello, quello femminile la pornostar Valentina Nappi e qui su Vimeo dal making of si comprende che il lavoro è parecchio esplicito. “Quando ho cominciato a scrivere il cortometraggio Queen Kong per il progetto de Le Ragazze Del Porno – una serie di cortometraggi porno-erotici diretti da registe italiane – in principio mi sono meravigliata che il protagonista della mia storia fosse un uomo e la protagonista femminile un animale”, ha affermato la Stambrini, regista di fervente scuola bertolucciana. “L’invidia del pene e la paura della vagina sono tematiche ombrose e misteriose, pur essendo abbastanza comuni alle donne. Se fare (e guardare) film è anche un modo per avvicinarsi alle paure e per liberare le fantasie, allora Queen Kong può risultare un film piuttosto liberatorio (come è stato per me realizzarlo). E’ un film sul risveglio sessuale, sia di una donna che di un uomo, e anche una sorta di viaggio spirituale – come del resto può essere il sesso se riportato alla sua essenza”.