Gli uomini passano, le idee restano. Questa frase di Giovanni Falcone è scolpita nella mente del dg della Rai, Antonio Campo Dall’Orto. L’ha scandita, alla presenza di Maria Falcone, durante la presentazione della Giornata della Legalità che la Rai ricorda nel giorno dell’attentato di Capaci. Ma la frase calza a pennello con l’attuale situazione che la tv di Stato sta vivendo, tra manager che arrivano da altre aziende (Mtv in primis) e stimati dirigenti interni che invece se ne vanno.

GLI ESTERNI
I continui arrivi di dirigenti dall’esterno non facilitano il clima all’interno dell’azienda. Tutt’altro che disteso. Il dg ha tutte le carte in regola per scegliersi la sua squadra, tuttavia i dipendenti del partito Rai soffrono non poco questi nuovi arrivi perché si sentono mortificati. Inoltre la Corte dei Conti potrebbe mettersi di traverso, come ha fatto intendere il capo del personale, Valerio Fiorespino, che aveva suggerito al dg di non esagerare ma Campo Dall’Orto non solo non l’ha ascoltato, anzi ha preferito sostituirlo con Galletti (altro esterno) comunicando a Fiorespino (la cui lettera di assunzione in Rai è firmata addirittura dall’allora dg Biagio Agnes) che tra i due era venuta meno la fiducia e l’ex direttore delle risorse umane è stato scaricato e assegnato ai progetti speciali. Non certo una promozione. Ora Fiorespino sta valutando se restare aspettando tempi migliori, oppure cercare un posto altrove. Come ha fatto anche un altro dei dirigenti più stimati in Rai, Luigi De Siervo. Il renziano della prima ora come è stato sempre definito. Ed è alquanto strano che un renziano se ne vada proprio quando al vertice c’è un dg della sua stessa squadra politica. De Siervo era l’ad di RaiCom.

MALDIPANCIA
Esiste anche un problema Carlo Verdelli. Il direttore editoriale è stato messo un po’ in disparte. Doveva cambiare tutto e invece fatica a far passare le sue richieste. Al punto che soffre di maldipancia e non è da escludere che possa mollare baracca e burattini. Verdelli non ha gradito il modo con cui gli sono state affibbiate le responsabilità del caso Vespa-Riina junior, il vespaio scaturito dalla scelta del suo vice Merlo e la situazione esplosiva a RaiSport, visto il putiferio in assemblea di redazione durante la presentazione del piano editoriale del direttore. A Romagnoli è pure scappata una parolaccia all’indirizzo di un collega della sede milanese. Il tutto alla vigilia di due grandi appuntamenti come gli Europei di calcio e le Olimpiadi.

EPURATI
In questi ultimi giorni si è parlato anche di epurazioni illustre dai palinsesti, volute dai direttori di rete con l’avallo di Campo Dall’Orto e quindi collegabili a chi lo ha scelto a capo della Rai, il premier Renzi. L’accostamento è stato facilitato anche perché i nomi che sono finiti nel mirino sono un giornalista in quota centrodestra come Nicola Porro, una conduttrice legata a Matteo Salvini come Elisa Isoardi e Massimo Giannini, il conduttore di Ballarò che nell’arco della stagione ha spesso polemizzato, anche dai microfoni del talk di Raitre, con il premier e il Pd. Poi se si aggiunge il nome di Bianca Berlinguer, la cui direzione al Tg3 è considerata al capolinea, ecco che gli indizi fanno pensare a una prova. Tuttavia, va detto che l’azienda sta cercando nuove strade e ha deciso di ridimensionare i talk politici. Ed ecco perché Virus è stato cancellato (a Porro è stato offerto un settimanale domenicale nel tardo pomeriggio, ma l’ex La7 non l’ha presa bene). Ma Virus – nonostante costi un terzo di Ballarò e fa più o meno gli stessi ascolti – è stato messo alla berlina anche per la presenza di Luigi Bisignani come opinionista. Le pressioni politiche sono state incalzanti, anche perché l’illustre ospite sulle colonne del Tempo spesso non è stato tenero nei confronti della governance Rai. Anche Ballarò subirà un restyling. Sia nella conduzione sia nel format.