Ci sarà mai un Partito della Salute? Una lista elettorale in difesa (esclusiva) della salute pubblica minacciata? Chissà. Intanto, nuove produzioni culturali avanzano: docufilm, libri, petizioni e convegni denunciano l’avanzata delle malattie ambientali. Causate (o correlate) da quello che comunemente ci circonda, consumiamo, respiriamo, indossiamo e mangiamo. All’ultimo Trento Film Festival proiettato ‘Zona Bianca’ del francese Gaëlle Cintré, un film sugli elettrosensibili, due donne in fuga da tutto, colpa antenne di telefonia mobile e irradiazioni ubiquitarie Wi-Fi. Immagini shock girate senza elettricità, con una macchina a tecnologia manuale.  Devono fuggire dalle città – dice il regista che ne mostra l’allucinante vita cavernicola, sospesa in una dimensione primitiva – una volta ammalti si entra in sopravvivenza, in isolamento forzato per trovare rifugio. Le aree free elettrosmog sono rare.” Se penso al Wi-Fi che Facebook e Google lanceranno nello spazio, prima sull’Africa,  gente come loro non avrà scampo.

Gli effetti collaterali dell’ipercomunicazione senza fili, altro che smart city intelligenti. “Mi ha attraversato un brivido ‘colpevole’ quando ho riacceso il telefonino finite le riprese. In gioco c’è un problema etico: la popolazione deve sapere i rischi che corriamo, serve informazione sui pericoli da sovraesposizione elettromagnetica”. E in Francia è uscito il libro di Dominique Belpomme, ‘Come sono nate le malattie. E cosa fare per rimanere in buona salute’: sotto accusa, ancora l’ambiente contro cui cozza la nostra salute. “E’ nei bambini – scrive l’oncologo che all’Oms chiede di riconoscere l’elettrosensibilità che i principali disturbi da campi elettromagnetici sono da temere. Bambini tra due e tre anni strillano per il dolore, indicando le tempie con le dita, quando si trovano in prossimità del Wi-Fi. Sono venuti da me adolescenti per aver abusato di telefoni cellulari o di connessioni Wi-Fi: presentavano uno stato clinico-biologico vicino al morbo di Alzheimer. In particolare, un quindicenne, aveva dormito per anni con il cellulare acceso sotto il cuscino”. 

E se di prevenzione primaria per ‘Il bambino inquinato’ si è parlato in convegno a Montecitorio, nel saggio ‘Meglio nudi che inquinati’ (Edizioni Il Punto d’Incontro) i coniugi Clement suggeriscono come difendere neonati, adolescenti (ma pure adulti) dalle insidie tossiche nascoste nei vestiti: “Siamo tutti cavie, siamo circondati da indumenti chimici – affermano parlando di bioaccumulo tossico, snocciolando studi medici americani su prodotti che il Ttip sdoganerebbe in Europa – la legge sul segreto industriale nasconde minacce per la salute. I coloranti cancerogeni sono anche nel vestiario prodotto in Cina e la Sensibilità Chimica Multipla si sta diffondendo”.

Il problema? Non solo le singole dosi (più o meno) disciplinate da parametri soglia, ma l’accumulo (prolungato nel tempo) di nanoparticelle interagenti tra loro nell’organismo umano. E l’Mcs è lo scottante tema di ‘Assenze’, un docufilm di 30 minuti frutto dei 4 anni di lavoro dei giornalisti Sabina D’Oro e Giuseppe Cucinotta: “Abbiamo intervistato medici e malati – mi dice D’Oro – ma la cosa più disarmante è l’indifferenza della politica. Il film evidenzia l’assenza forzata di chi è costretto ad astenersi dalla vita per colpa della sensibilità chimica, l’Mcs. Abbiamo voluto dar voce a chi non ce l’ha, raccontando quello che non si sa. Per farlo vedere anche a chi non può più far finta di nulla.

C’è attesa poi per la decisione Ue sul prolungamento (o divieto) all’uso del glifosato come diserbante, mentre sul web supera le 12.000 firme la petizione promossa per proteggere la popolazione chimicamente esposta nelle zone agricole, chiedendo di fermare pesticidi e diserbanti nell’aria, perché è “scientificamente provato che l’esposizione ad alcuni è associata a diverse forme di tumore, malattie neurogenerative e malattie neonatali.

Così il regista Alessandro Quadretti gira l’Italia per le riprese di ‘Sensibile’, un altro film pregno di dolore (misto ricerca e speranza) sulle “persone colpite da malattie ambientali ‘invisibili’ a causa di omissioni, ignoranza, malafede. Ogni malattia che per essere contenuta implica un cambiamento di abitudini, stili di vita e consumi è una malattia che in tanti cercano di minimizzare”. Alla realizzazione si potrà contribuire in autunno aderendo al crowdfunding.