Ormai non si parla d’altro. Almeno negli ambienti discografici, intendo. Come The Voice anche X Factor cambia quasi l’intera line-up dei giudici, mantenendo il solo Fedez. Squadra che vince non si cambia, e vista come è andata a Giosada un cambio in massa dei giudici ci sta tutto, su questo siamo tutti d’accordo. I nomi più accreditati, manca solo la firma sul foglio, sono quelli di Arisa, Alvaro Soler e Manuel Agnelli. Boom. Davvero una notiziona. Analizziamo le scelte di Freemantle, la casa di produzione che segue il talent di Sky.

Allora, prima scelta, Arisa. Non fa una piega. Arisa è già stata giudice di X Factor, il suo “sei falsa Simona cazzo” ha fatto scuola. Ha lasciato il talent, e tentato la carta Sanremo. Andata male. Normale, quindi, che ritorni a X Factor. Non fa davvero una piega.
Alvaro Soler. Se vi state chiedendo chi è Alvaro Soler ci sono due possibilità: non avete dodici anni o non ne avete undici. Perché tutti quelli che hanno superato questa età sono dispensati dal sapere il nome dell’interprete de El mismo sol, uno dei tormentoni dell’estate scorsa (sì, quello che assomiglia a Roma-Bangkok di Baby K e Giusy Ferreri e a Maria Salvador di J Ax, gli altri due tormentoni dell’estate scorsa, ma è cantato in spagnolo. L’altro che ci somiglia è El perdon, e lo cantava Enrique Iglesias). Un perfetto sconosciuto, quindi, con un tormentone alle spalle e un prossimo tormentone in canna. Ma sempre un perfetto sconosciuto. Solo che piace alle ragazzine, sul filone Violetta e compagnia cantante. Quindi non fa una piega manco lui.

E arriviamo alla vera notiziona nella notiziona, Manuel Agnelli.
Se anche in questo caso non sapete chi sia, le possibilità sono infinite. Si tratta, infatti, del cantante della band culto Afterhours, una delle realtà storicamente più apprezzate dai cultori del rock di casa nostra. Quasi trent’anni di carriera alle spalle, non solo da leader della band, con anche un passaggio sanremese, nel 2009, ma pure da produttore, da talent scout, e soprattutto da agitatore culturale. È lui, a più riprese, quello che ha provato a fare la conta dell’underground, prima col Tora! Tora!, sorta di Lollapalooza di casa nostra, e poi proprio col passaggio sanremese, in cui si fece accompagnare metaforicamente da colleghi indipendenti, tutti convogliati nel progetto Il paese è reale. Ecco, Manuel Agnelli degli Afterhours, un perfetto sconosciuto per il 90% del pubblico di riferimento di X Factor, artista di nicchia per un pubblico che occupa un’altra nicchia. Scelta perfetta, quindi, che dovrebbe, nelle intenzioni, seguire il passo di quella ormai datata di Morgan. Stessa provenienza, i due, con la differenza che Manuel non è mai finito sui giornali di gossip per storie d’amore con figlie di noti registi.

Di qui, ovviamente, è partita tutta una ridda di critiche, violente. Da una parte i suoi fan che lo accusano di essersi venduto. Dall’altra il resto del mondo, che accusa X Factor di aver chiamato uno sconosciuto. Questo sui social. Vengono anche riportate vecchie interviste in cui il nostro dichiarava apertura verso i talent, un buon modo per portare in tv una musica diversa, diceva. Tutte sciocchezze, ovviamente. Sappiamo bene come funziona un talent. Ci sono le canzoni del repertorio editoriale di determinate case discografiche che devono finire in puntata, come cover, per fare cassa. Punto. Altroché musica diversa. La vera notizia, invece, è che Manuel Agnelli ha fatto davvero bene a accettare. Sì, Manuel Agnelli è il nuovo Malcolm McLaren. Sta mettendo in atto la Grande Truffa del Rock’n Roll parte Terza (la parte seconda sembra l’abbia messa in atto Morgan facendosi pagare l’anticipo del nuovo album dei Bluevertigo, album che ovviamente non vedrà mai la luce). Prendi i soldi e scappa, questo il concetto. O meglio, prendi i soldi e poi vai in tv a dispensare perle di saggezza underground, questo si deve essere detto il buon Manuel, che in effetti di perle di saggezza ne ha anche, da dispensare. Mai scelta è stata più giusta.

Uno come lui, che si è fatto il culo per anni per gli altri, finalmente può raccogliere i frutti di tale culo, farsi pagare anche per quello che non farà. E farsi pagare da un talent, che è parte del motivo per cui oggi, anche uno come lui, vende meno dischi di un tempo. Tutto torna, direbbe qualcuno che crede al karma. Per cui, Manuel, avanti tutta, bene così: se davvero metterai quella firma farai bene, goditi quei soldi, comprati un chiodo nuovo, fatti finalmente un buon taglio di capelli e fregatene delle critiche. Malcolm McLaren sarebbe fiero di te.