Musica

La storia del rapper Achille Lauro che un giorno di maggio sdoganò l’autotune a scopo di rissa

Oggi, 11 maggio 2016, è il giorno in cui il software che manipola l'audio, rendendo intonato (ma anche robotico e inespressivo) anche il più stonato sulla terra, è stato sdoganato. Con un video esilarante

di Michele Monina

Amici cultori della buona musica, segnatevi la data di oggi ben in evidenza sul calendario. Sì, oggi è il giorno in cui, vi piaccia o meno, anche voi che apprezzate certe raffinatezze che solo determinati impianti stereo Bang e Olufsen a parete possono offrirvi, voi che odiate però le macchine usate in studio di registrazione, perché vuoi mettere come suona meglio una batteria con pelle animali rispetto a un pad, voi che sapete ben distinguere tra un bouzouki e un mandoloncello, avete capitolato e avete iniziato ad apprezzare l’autotune.

Esatto, oggi, 11 maggio 2016, è il giorno in cui l’autotune, il software che manipola l’audio, rendendo intonato (ma anche robotico e inespressivo) anche il più stonato sulla terra, insomma, il software per cui anche uno come Biagio Antonacci può scrivere “cantante” sulla carta di identità senza incappare nell’eccessiva ilarità dell’impiegata dell’anagrafe di Rozzano, è stato definitivamente sdoganato. E a sdoganarlo non è stato Biagio Antonacci o uno dei tanti cantanti che ne fanno uso eccessivo, ma un rapper, neanche troppo famoso.

Questi i fatti, conosciuti i quali non potrete che diventare anche voi, all’istante, ammiratori indefessi dell’autotune. Durante un concerto di tale Achille Lauro (al Live Porto Recanati), giovane rapper romano sotto contratto per la Roccia Records di Marracash, un gruppetto di spettatori non molto entusiasti dell’operato del giovane rapper parte a lanciare cubetti di ghiaccio. Succede, di essere contestati e in passato è capitato anche a giganti come Vasco o Ligabue, figuriamoci se non può capitare a Anchille Lauro.

Solo che Achille Lauro è un rapper, un duro, un gangsta, almeno dentro la sua testa, per cui, invece di abbozzare si incazza e risponde agli insulti. C’è un video, lo trovate qui sotto, che vi mostra il tutto. C’è lui, Achille Lauro, che parte con gli insulti verso i ragazzetti, aizzando contro i contestatori tutto il pubblico. Ma nel farlo si dimentica che ha l’autotune sul microfono, per cui c’è lui che dice “Scemi scemi” manco fosse uno dei Daft Punk in Harder, Better, Faster, Stronger. Vedere il rapper che lancia insulti con l’autotune, lo diciamo prima che corriate a vedere il video, è una delle scene più esilaranti e imbarazzanti che ci siano capitate davanti agli occhi da anni. Una scenetta da film di Kevin Smith. Ma forse anche di più, roba da Matt Groenig.

In tutto questo, ovviamente, lui, Achille Lauro non si rende conto di niente, al punto che, non conscio della immane figura barbina che andrà poi a fare in rete con quella voce artefatta sinteticamente, dopo aver insultato e invitato a insultare, arriva anche la rissa vera e propria, con un tuffo tipo stage diving sui contestatori. Rissa che che dura due secondi, perché subito Achille Lauro viene rispedito sul palco, dove ricomincia con un ridicolo “Nun me rompete il cazzo che v’ammazzo”, probabilmente spinto alla rima per contratto, e poi prosegue con un improbabile “Ah regazzino”, modulato sempre con l’autotune. Poi si ritorna a fare musica, e di colpo torna la noia. Da oggi, quindi, non ci sarà più rissa senza autotune, a meno che non vogliate essere da meno di Achille Lauro. Quindi, pronti, tutti in coro “Sce-mo, sce-mo” con voce da robot come se non ci fosse un domani.

La storia del rapper Achille Lauro che un giorno di maggio sdoganò l’autotune a scopo di rissa
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