Lo avevamo anticipato qualche giorno fa, ma ora l’accordo tra Fiat e Google per la guida autonoma è stato ufficializzato. Un accordo di portata storica, sia per il Lingotto che per l’intero comparto automotive, in cui Silicon Valley entra apertamente con un ruolo di primo piano. I dettagli, che sono stati resi noti dopo trattative durate mesi, confermano l’unione di due forze: FCA, che metterà in campo tutta la sua esperienza riguardo alla costruzione di auto, e Google, che si occuperà del software e di tutta la tecnologia connessa al progetto.

In particolare, la Chrysler fornirà a Google un centinaio di Pacifica (nella foto sopra), il van presentato all’ultimo salone dell’auto di Detroit, prima auto ibrida (anche se non sono noti i dettagli del powertrain) del gruppo italo americano. Quella sarà la base per realizzare la self driving car, ovvero l’auto che guida da sola senza l’ausilio di un conducente.

Dopo le necessarie modifiche fatte da una task force congiunta che lavorerà nel sud del Michigan, formata da tecnici FCA e di Mountain View, guidati questi ultimi dall’ad di Google Car John Krafcik, ci sarà una fase di sperimentazione su strada che si stima durerà più o meno un anno. Superata quella, si passerà alla commercializzazione. Con numeri “pionieristici” anch’essa, visto che si parla di poche centinaia di pezzi messi a disposizione del mercato. Che, probabilmente, verranno contesi dai facoltosi di turno.

Si apre così una nuova era. Non abbiamo neanche fatto in tempo ad abituarci all’auto 2.0, quella sempre connessa, che già ci si pone davanti lo step successivo: l’auto che guida per noi. L’auto-telefonino, quella in cui un marchio si occupa dell’hardware e un altro del software. Un accostamente ardito forse, ma calzante. Sullo sfondo tuttavia, rimangono irrisolte alcune questioni. Prima su tutte quella giuridica: chi potrà sedere nell’abitacolo della self driving car, e di chi sarà la responsabilità in caso d’incidente? In California, stato da sempre avanti nell’introduzione di nuove tecnologie, si sta lavorando da tempo a una legge che preveda una sorta di doppia patente per chi si metta al volante: una d’ordinanza, e una che certifichi l’abilitazione del conducente alla gestione dei nuovi sistemi di bordo. Benvenuti nel futuro.