“Mi sto giocando il culo insieme a loro”. E’ così che Fedez annuncia alla stampa riunita alla Santeria Social Club di Milano la sua decisione di abbandonare la SIAE a favore di Soundreef, una start up che si occupa di copyright musicale. L’addio del rapper milanese al monopolista pubblico non è certo di quelli che passano inosservati: artista del momento, è suo il primato dei biglietti più venduti per i live nel 2015. “Ci sono delle problematiche in SIAE che è difficile non tenere in considerazione – ha detto – ho letto ad esempio un articolo sul Corriere della Sera nel quale si parlava di come quattro dipendenti su dieci siano legati da parentele politiche e clientelari. Saranno state le vecchie gestioni, certo, ma resta il fatto che l’organico attuale è ancora quello”.

Da sempre attento alle tematiche politiche e sociali, tanto da aver ingaggiato pubbliche battaglie con diversi esponenti politici, la scelta di Fedez passa dunque attraverso la considerazione di quelle che il rapper giudica “storture” di un sistema fin troppo radicato: “Filippo Sugar (figlio di Caterina Caselli e presidente della casa discografica Sugar Music ndr) – continua con voce ferma e ostentata consapevolezza – è probabilmente il miglior presidente che la Siae potrebbe avere. Detto questo, trovo che il suo essere presidente della Siae e allo stesso tempo un grande editore strida un po’. In questo paese si sceglie sempre la soluzione del ‘meno peggio'”.  Sembra parlare con nonchalance, Fedez, mentre “butta sul tavolo” contestazioni sulla gestione del patrimonio: “Siae – racconta – che non ha scopo di lucro, ha investito in immobili per 200 milioni di euro, e mi chiedo se tutti gli associati ne siano a conoscenza e che tipo di utilizzo possano farne. Perché io sto cercando casa, e vorrei magari abitare in uno degli immobili Siae”.

Conflitti di interessi, assenza di meritocrazia e trasparenza e tempi di pagamento estremamente lunghi tra le ragioni che hanno portato Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, a decidere di firmare con Soundreef: “Esattamente un mese fa mia madre, con cui lavoro, mi porse dei rendiconti della Siae relativi al 2013, e nel 2013 non c’era ancora Renzi e avevamo papa Ratzinger.  Soundreef mi offre delle alternative molto più fresche e trasparenti. Leggo, ad esempio, della loro volontà di eliminare i borderò cartacei per i concerti, che verranno pagati come accadrebbe in uno shazam 2.0. Una cosa che in Italia sembra futuristica, ma che per me è al passo coi tempi”.

Ma chi sono i nuovi competitori di SIAE che, grazie a un nome importante come Fedez, possono ora sperare di affermarsi anche nel nostro Paese? Soundreef è stata riconosciuta dal governo inglese nel 2016 per effettuare la raccolta dei diritti d’autore. Tra gli obiettivi della start up fondata da Davide D’Atri ci sono la velocità di ripartizione e di rendicontazione e la tracciabilità: “Le rendicontazioni e i pagamenti devono essere veloci, velocissimi  – ha spiegato D’ Atri – Non esiste che i pagamenti arrivino all’avente diritto dopo 18 o 24 mesi. Soundreef rendiconta le utilizzazioni entro 7 giorni dal concerto e paga le royalty entro 90 giorni dal concerto, sia per il nazionale che per l’internazionale. La nostra rendicontazione è analitica al 100%. Ciò che viene suonato viene pagato e gli utenti attraverso l’account online possono verificare in tempo reale come e quanto hanno guadagnato. Riteniamo poi inaccettabile che tutte le rendicontazioni non siano tracciabili. In pochi avrebbero scommesso su di noi, ma una delle nostre più grandi soddisfazioni è poter oggi introdurre un innovatore e un talento artistico come Fedez”.

E il cantante de l’Amore Eternit sottolinea come dietro la sua scelta ci sia la volontà di agevolare un cambiamento, una ristrutturazione di un settore immobile da troppo tempo: “Ho scelto di affidarmi a loro per la raccolta dei miei diritti d’autore – ha detto – perché voglio sostenere chi fa della trasparenza e della meritrocazia valori fondanti e spero che questa mia scelta possa accendere i riflettori su quanto è necessario fare”. Il riferimento è alla direttiva Barnier dell’Unione Europea (n.26 del 2014) che doveva essere recepita lo scorso 10 aprile: la direttiva sancisce l’apertura del mercato della raccolta e gestione dei diritti d’autore sulle opere musicali a operatori privati che nella UE vale circa 5 miliardi di euro. Per sollecitare il recepimento delle disposizioni europee, Soundreef e oltre 300 fra imprenditori e investitori hanno consegnato una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella quale si sottolineano le ricadute positive della liberalizzazione e della fine del monopolio Siae.

Eppure, “nonostante la Direttiva sia datata 26 febbraio 2014 – scrive Guido Scorza su L’Espresso – due anni non sono bastati a Governo e Parlamento per recepirla nel nostro Paese con la conseguenza che, da oggi, gran parte delle disposizioni in essa contenute diventano direttamente applicabili in assenza, tuttavia, di una legge che le declini a livello nazionale.” Autori ed editori italiani liberi, dunque, di farsi rappresentare dalla società di gestione dei diritti che preferiscono esattamente come ha scelto di fare Fedez: “Da oggi – continua Scorza – il mercato dell’intermediazione dei diritti è europeo e niente e nessuno potrà più vietare ad un autore italiano di affidarsi ad una società di un altro Paese membro né a tale società di operare in Italia senza dover passare per le forche caudine di un accordo di reciprocità con la SIAE, rinunciando al diritto di stabilire le proprie regole e tariffe”.  Il primo brano presentato dopo l’ingresso del rapper in Soundreef sarà “Vorrei ma non posto“, un inedito in collaborazione con J-Ax che anticipa l’album della coppia. Ma “Fedez – afferma D’Atri – si è iscritto a SoundReef per tutte le sue opere, passate, presenti e future”.