“La recessione è stata la migliore cosa che mi sia mai capitata”. Filippo Masè si racconta a un passo dalla spiaggia, in un piccolo villaggio di pescatori; alle sue spalle, la sabbia ornata di palme di Goa, nel sud dell’India. “La crisi mi ha dato la possibilità di non avere nulla da perdere, trasformando in realtà le idee che consideravo impossibili”. Tutto ha inizio nel 2010 quando – tra crisi finanziaria e danni causati dall’alluvione in Veneto, che ha coinvolto circa 500mila persone – il 39enne originario di Trento perde il suo lavoro da giardiniere a Vicenza, occupazione che amava e per cui aveva studiato.

D’altronde, Filippo era figlio d’arte “cresciuto in un giardino ottocentesco”, visto che il suo bisnonno era capo giardiniere del parco della residenza asburgica del castello triestino di Miramare, mentre i suoi nonni avevano un negozio di fiori a Bassano del Grappa. Il giovane giardiniere segue la tradizione di famiglia, e subito dopo la maturità all’Istituto tecnico agrario inizia a lavorare per diversi anni “in due delle maggiori ditte di giardinaggio” di Vicenza. Poi, cinque anni fa, il lavoro cala, l’alluvione è il colpo di grazia e lui viene lasciato a casa, con l’inverno alle porte e in tasca solo 150 euro. Negli stessi giorni, “per una dinamica un po’ fantozziana, la Vespa mi è stata sequestrata per un errore della polizza assicurativa. Ero molto legato al mio mezzo, e per riscattarlo ho speso i pochi risparmi che avevo”.

“La crisi mi ha dato la possibilità di non avere nulla da perdere, trasformando in realtà le idee che consideravo impossibili”

“Cosa posso fare ora che ho perso lavoro, Vespa e soldi?”. Doveva essere questa la domanda che gli girava in testa in quell’autunno 2011. “Rispolverare la passione delle superiori e diventare musicista”, è stata la risposta che si è dato Filippo. “Dopo avere cercato inutilmente una nuova occupazione, l’unica cosa a cui pensavo era prendere la chitarra e partire”. Ecco come nasce Miserable Man, musicista pop (“influenzato da ska e reggae, ma anche vecchio jazz, rumba, calypso e soul”) diviso tra Europa e Oriente. Calendario alla mano, oggi la vita del 39enne di Trento si divide tra un’estate inglese e italiana – con esibizioni anche in Francia, Germania, Svezia e Grecia – e il resto dell’anno trascorso tra l’indiana Goa, Bali e Indonesia. Ma per arrivare a una carriera artistica articolata attorno a viaggi e tour (“quando sono in Europa, ormai ho concerti tutti i weekend”), incidendo album con artisti locali e mantenendosi con la proprio musica, Filippo è partito da notti trascorse sul divano di amici ed esibizioni in strada per raccogliere monete.

“Dopo avere cercato inutilmente una nuova occupazione, l’unica cosa a cui pensavo era prendere la chitarra e partire”

Perso il lavoro in Italia, infatti, nel 2011 Miserable Man sceglie di andare ospite da un amico a Norwich, due ore a nord est di Londra. Resterà nel Regno Unito “a fare cappello” per circa due anni. “Ho cominciato a suonare alle superiori, poi ho smesso di esibirmi in pubblico e per dieci anni ho composto per puro piacere”. Una gavetta artistica che nel Regno Unito l’ex giardiniere cerca di fare diventare una professione. Passano i mesi e arrivano le prime consapevolezze: “Ho iniziato a capire di essere il boss di me stesso e che desideravo un’attività da portare avanti dovunque volessi”. Arriva anche il secondo piano: dividersi tra un’estate in Europa e trascorrere l’inverno in Asia. Così, dopo il biennio nel Regno Unito, arrivato a Kuala Lumpur, in Malesia, la sorte gli fa incontrare un busker locale come vicino di stanza in ostello. Insieme iniziano a suonare in bar e caffé della città, e dopo un mese eccoli alla prova in piccoli concerti nella capitale. Questo è anche il periodo in cui Filippo inizia a incidere album, come Postcards from India, “interamente registrato live in una sola notte”. Questi gli esordi dell’ex giardiniere trentino che ha preferito la chitarra alla cesoia.

“Ho capito che desideravo un’attività da portare avanti dovunque volessi”

Altra fonte di guadagno è vendita online dei suoi brani. Strumento che gli permette anche di raccogliere fondi per una onlus che aiuta i bambini di strada. “Ho letto di ‘Gocce nell’Oceano’ su internet. Poi ho conosciuto Marta Monteleone, calabrese coraggiosa che passa sei mesi l’anno in Italia e sei mesi nelle slum di Calcutta”. Vanno a loro parte dei guadagni di Filippo. “Essendo un artista indipendente non mi è possibile raggiungere cifre esorbitanti ma quest’anno, per esempio, con i downloads del singolo di Natale siamo riusciti a comprare materiale scolastico per trenta ragazzi e coprire alcune spese mediche”. Altro progetto che supporta si trova a Gili Meno, un’isola indonesiana tra Bali e Lombok. In questo paradiso del sud est asiatico nasce il Bolong Turtle Sanctuary, un centro di protezione per salvare le tartarughe marine Caretta Caretta dall’estinzione.

“L’Italia? Un museo in cui non posso più vivere. Perché la vita è troppo breve”

“La mia vita? Non dormo molto, amo cucinare vegetariano e non ho un telefono”. Sorride Filippo, mentre ricorda alcune delle esperienze vissute in questi anni, dalle serata come musicista all’isola privata di un principe di Kuala Lumpur ai concerti nelle bidonville indiane. Nomade per scelta o per necessità, “per molti anni ho cercato di guarire le mie paure leggendo filosofia orientale, poi ho cominciato a fare un lavoro che mi costringe ad affrontarle ogni giorno”. Tra guest house orientali e ostelli londinesi, “adoro non sapere cosa succederà nei prossimi sei mesi: tiene creatività e intuito allenati. Ho fiducia nella vita e ho imparato a gestire l’ignoto”. Mentre si racconta dalle lunghe spiagge di Goa, ogni tanto il pensiero torno all’Italia, dove “vivere di musica è una lotta più che un mestiere” ma anche la terra dell’incanto, “dell’inimitabile luce mediterranea e dei secoli di cultura che ci contraddistinguono in tutto il mondo”. Un quadro bellissimo quello dipinto da Filippo, ma un panorama tutto italiano che non gli appartiene più. “Non posso più vivere in un museo: la vita è troppo breve”.