La Roma batte 1-0 il Napoli e la Juventus è campione d’Italia. Per la quinta volta consecutiva, impresa mai riuscita (sul campo) nel dopoguerra. La squadra di Massimiliano Allegri vince lo storico titolo davanti alla tv: caso del destino, a consegnarglielo è una delle sue rivali più accese, la Roma, proprio con uno dei suoi uomini che in passato ha polemizzato più spesso con i bianconeri. Nainggolan decide con un gol allo scadere la sfida dell’Olimpico, una partita brutta, con più cartellini che emozioni, lontana anni luce dallo spettacolo di Fiorentina-Juventus. Come anni luce dai bianconeri sono lontane Roma e Napoli, incapaci di andare oltre i propri limiti anche quando c’era da dare l’assalto al preziosissimo secondo posto, o rinviare la festa scudetto degli “odiati” rivali. Alla fine, più per caso che per merito, vince la Roma. E perde il Napoli, che paga l’episodio ma soprattutto il “braccino” di non aver provato a vincere una gara ampiamente alla portata. Lo stesso errore fatale della sfida di Torino, decisiva per lo scudetto. Con la differenza che adesso anche l’obiettivo minimo del secondo posto torna in bilico, rischiando di vanificare tutta una stagione. La Roma si avvicina a meno due (con gli scontri diretti a favore), mentre le lunghezze dalla vetta restano 12 a tre giornate dalla fine. Non c’è neppure bisogno di aspettare il più classico dei testa-coda contro il Carpi, a questo punto solo una passerella finale. Come le altre due partite contro Verona e Sampdoria: ancora una volta la Juventus vince a mani basse, con più giornate d’anticipo, senza rivali.

Il dominio e la festa bianconera fanno passare tutto il resto in secondo piano. Anche quello che avrebbe dovuto essere un big-match (e qualitativamente non lo è stato per nulla). Anche la querelle Totti-Spalletti, che a questo giro non lascia strascichi, almeno sugli spalti: alla lettura delle formazioni l’Olimpico riserva la solita ovazione per il nome del capitano, il suo ingresso (solo a dieci minuti dalla fine) sarà accolto da un boato. Ma per par condicio ci sono applausi e non fischi anche per l’allenatore, nonostante le sue scelte non cambino di una virgola: davanti tridente leggero con Perotti, El Shaarawi e Salah. E proprio l’egiziano per poco non sblocca il match dopo una manciata di secondi. La Roma ci prova a partire forte, evidente la volontà di vincere per rimettere in discussione il secondo posto. Come l’obiettivo del Napoli di uscire indenne dall’Olimpico. All’inizio gli ospiti sono timidi, fallosi e nervosi almeno quanto il rientrante Higuain, che si fa notare per una manata a Manolas, colpito all’occhio e costretto a lasciare il posto a Zukanovic. Ma anche i giallorossi sono poco brillanti, come nelle ultime uscite. La partita è davvero brutta: ci vogliono 23 minuti per il primo tiro in porta (di Mertens, preferito a Insigne), mezz’ora per la prima occasione con una prodezza di Szczesny su Higuain (non conta un gol annullato a Callejon). Per il resto tanti contrasti, troppi passaggi sbagliati, pochissimo spettacolo. Anche se le rare emozioni sono quasi tutte per gli ospiti, a dimostrazione dei limiti della manovra giallorossa. E il pubblico comincia a reclamare Totti.

Pure Spalletti è imbufalito, ma ha altri piani. Ed è costretto a inserire Maicon per Florenzi, sostituzione (già il secondo per infortunio) che ritarderà ulteriormente l’ingresso del capitano: per lui alla fine la miseria di dieci minuti. Non incideranno più di tanto, ma coincidono con il momento di svolta della gara. Prima tanti errori e tutti i rimpianti degli azzurri: per la parata di Szczesny su Higuain, o per il miracoloso salvataggio Rudiger su Hamsik a porta sguarnita. Soprattutto, però, per non aver osato di più quando i giallorossi erano evidentemente stanchi e privi di idee. Con più coraggio il Napoli avrebbe potuto puntare ai tre punti, si è accontentato del pareggio perché da un pezzo gli uomini di Sarri non giocano più per il primo ma per il secondo posto. E per questa mentalità poco vincente ha perso, trafitto dal gol allo scadere di Nainggolan. La Roma esulta, ma la gioia per una vittoria da nulla dura poco. La vera festa è altrove, ancora una volta è della Juventus.

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