E dopo americani, indonesiani, russi, cinesi, anglobrasiliani, albanesi, nel pallone italiano arrivarono i malesi. Il Bari calcio è di Datò Noordin Ahmad. O per meglio dire, sarà: l’attuale presidente dei biancorossi, Gianluca Paparesta, ha firmato un accordo preliminare di cessione del 50% delle sue quote societarie, per una cifra che si dice essere vicina ai dieci milioni di euro. Se tutto andrà come previsto, presto Bari avrà una nuova presidenza milionaria, per tornare a sognare in grande dopo anni di purgatorio in Serie B, ed essere stata anche ad un passo dall’inferno del fallimento. Mentre il calcio italiano scoprirà una nuova proprietà straniera. Sperando che sia più solida delle precedenti, che specie in provincia si sono rivelate spesso chimere inaffidabili.

L’ERA PAPARESTA – Con l’atto presentato lunedì in Consiglio d’amministrazione, va in porto il progetto di Gianluca Paparesta, che nel maggio del 2014 aveva salvato la squadra della sua città dalla bancarotta acquistandola all’asta fallimentare per 4,8 milioni di euro, pur non avendo i mezzi per gestire un club calcistico. L’ex arbitro aveva due strade davanti a sé: risalire al più presto in Serie A, per sostenersi con i proventi dei diritti tv; oppure fare da presidente-traghettatore, e trovare una più ricca proprietà disposta ad investire in Puglia. Visto che la promozione è andata per le lunghe (eliminazione ai playoff il primo anno, campionato di metà classifica il secondo; adesso i galletti sono in corsa per gli spareggi), Paparesta ha lavorato sodo sulla seconda opzione, che gli dovrebbe comunque permettere di mantenere un ruolo dirigenziale in società. E dopo voci su indiani, russi, cinesi e chi più ne ha più ne metta, è spuntato fuori il nome giusto: quello di Noordin Datò.

IL “MECENATE” DELLA MALESIA – Del magnate presidente in pectore dei biancorossi non si sa tantissimo, se non che ha 57 anni, è ricco imprenditore, vicino al governo del suo Paese ed appassionato dell’Italia. Non è la prima volta che il suo nome viene accostato al nostro Paese e al nostro calcio: a gennaio, infatti, era stato a Roma e aveva parlato a lungo con Claudio Lotito per instaurare un sodalizio con la Lazio. La stessa società aveva parlato di “importante gemellaggio internazionale”, poi non se n’è fatto nulla e Datò ha ripiegato sul Bari. Club che già da tempo voci più o meno indiscrete danno nell’orbita del patron biancoceleste, di cui sarebbe la regia dell’operazione. Circostanza smentita dall’avvocato Grazia Iannarelli, rappresentante di Datò in Italia, che ha però ammesso che Lotito “è un’importante amicizia comune tra i due”. La stessa legale descrive il suo assistito come un “imprenditore brillante ed affermato, con un’attività di successo trentennale e molto vasta”: le sue attività spaziano dal petrolio ai diamanti, passando per trasporti e infrastrutture. “È un uomo influente e vicino al governo malese per cui ha ricoperto numerosi incarichi sui sistemi di difesa. Forse uno degli ultimi mecenati dell’era moderna”, azzarda Iannarelli, lasciando intravedere grandi ricchezze che fanno sognare i tifosi del Bari.

BURTON, TACI E I CINESI DEL PAVIA – I precedenti, però, non sono tutti incoraggianti. La storia recente del calcio italiano è piena di personaggi in cerca d’autore, dal falso sceicco che nel 2013 voleva comprare la Roma, allo stesso mister Bee che da mesi sarebbe sul punto di acquistare il Milan da Berlusconi. Proprio i sostenitori biancorossi ne sanno qualcosa più degli altri: nel 2009 sembravano già aver trovato il loro benefattore con Tim Burton, presunto imprenditore americano, accolto all’aeroporto in tripudio di festa. L’affare era praticamente fatto: 25 milioni di euro per il 100% del club allora di proprietà della famiglia Matarrese. Più o meno la stessa cifra di cui si parla in queste ore. Poi, però, lo zio d’America svanì nel nulla, nelle desolate praterie del suo Texas, dove non c’era traccia delle sue millantate ricchezze. Anche quando gli affari sono andati in porto, le cose spesso hanno preso una brutta piega. Il Venezia è stato sedotto e abbandonato dal russo Korablin, il Monza è fallito dopo la breve parentesi dell’imprenditore Armstrong Emery, latitante a Dubai per sfuggire ai creditori e all’arresto. L’albanese Taci ha avuto un ruolo mai chiarito nel secondo crack del Parma, a Pavia la proprietà cinese è protagonista di strani giri di denaro dall’estero. Solo la Roma e il Bologna degli americani possono dire di avere una storia di (discreto successo), perfino il presente ed il futuro di Erick Thohir all’Inter non sono del tutto chiari. Bari e il Bari si augurano di avere più fortuna. E che Noordin Datò sia davvero “l’ultimo mecenate dell’era moderna”.

Twitter: @lVendemiale