Greenwich Village, New York, l’una e trenta di notte del 28 giugno 1969. Otto poliziotti irrompono nel locale gay Stonewall Inn in Christopher Street per una retata. Leggenda vuole che a quel punto la transessuale Sylvia Rivera per ribellarsi all’ennesimo violento sopruso abbia lanciato una bottiglia contro un agente. La rivolta, o i moti, di Stonewall iniziano così. Durante quella notte oltre 2000 dimostranti, moltissimi omosessuali, lesbiche e trans, ingaggiarono una lotta a suon di pietrate con circa 400 poliziotti.

Gay Power gridavano le drag queen davanti al roteare di manganelli della polizia newyorchese. Tre notti di scontri reiterati che aprirono la strada alla nascita del Movimento di Liberazione Gay e che resero quel 28 giugno giorno di celebrazione, ricordo e infine festa del Gay Pride. Ritorna su questa incredibile storia di diritti civili negati per decenni e ottenuti con la forza il regista Roland Emmerich nel suo ultimo film, Stonewall. Titolo che sarà in anteprima italiana il 4 maggio 2016 al TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival (4-9 maggio 2016).

Solitamente dedito a blockbustar su alieni e catastrofi (Indipendence Day, Godzilla, L’alba del giorno dopo, 2012), Emmerich, classe 1955, originario di Stoccarda in Germania, è rimasto folgorato da questo episodio storico tra una pausa e l’altra della nuova lavorazione dei sequel di Indipendence Day Rigenerazione (uscita prevista per l’Italia nel luglio 2016) e la visita, assieme al produttore cinematografico Michael Fossat, al Los Angeles Gay & Lesbian Center.

“Ho cominciato ad informarmi di più su Stonewall, leggendo diversi documenti. Quello che mi ha colpito è che a ribellarsi e a combattere furono le persone che avevano meno da perdere”, ha raccontato Emmerich sulla genesi di Stonewall. “Si trattava dei ragazzi che frequentavano questo locale: traffichini, “scare queens” e altre persone da cui non ci si aspetterebbe mai una resistenza nei confronti della polizia. Questo, però, è quanto effettivamente accaduto. In uno dei libri su Stonewall lessi un commento di un membro delle Black Panther che fece visita al club il terzo giorno dei disordini; questa persona ricordava il suo stupore nell’osservare che i ragazzi più effemminati erano i più combattivi”.

“Fu la prima volta in cui i gay dissero basta. E non lo fecero attraverso pamphlet o incontri; presero invece delle bottiglie di birra e le tirarono ai poliziotti. Sono convinto del fatto che i cambiamenti politici di maggiore rilevanza comportino sempre degli atti di violenza”, continua l’autore de Il Patriota. “Se guardiamo ai movimenti per i diritti civili, a Selma e ad altri eventi di questo genere, è sempre la stessa storia. La società cambia solamente se qualcuno usa violenza. Stonewall è stata la prima volta in cui i gay si opposero, e lo fecero alla loro maniera: quando la polizia si schierò in tenuta antisommossa, questi ragazzi formarono uno schieramento di fronte a quello dei poliziotti e cantarono una canzone sconcia. Per me quella fu una ribellione gay”.

Girato a Montreal, Stonewall è costato 13 milioni di dollari ed è uscito negli Stati Uniti a fine settembre 2015 racimolando nemmeno 200mila dollari. Il motivo del flop sembra essere stato il boicottaggio della comunità LGBT statunitense che ha parlato di “whitewashing of stonewall”, segnalando che la rivolta del 1969 prese le mosse principalmente da dei trans di colore. Protagonista del film di Emmerich, sceneggiato da Jon Robin Baitz (già autore dello script del meraviglioso People I know con Al Pacino), è invece un “bianco”, Jeremy Irvine, ragazzo gay proveniente dall’Indiana, fuggito da un padre omofobo, allenatore di una squadra di football. Sarà proprio Danny/Irvine a lanciare la prima pietra contro una finestra ed innescare la rivolta, secondo Emmerich e Baitz. Modifica sostanziale e simbolica che non sembra essere andata giù alle associazioni LGBT. “Il problema di allora è lo stesso che abbiamo attualmente”, ha comunque scansato le polemiche Emmerich. “I ragazzi che crescono in una famiglia religiosa o conservatrice fanno fatica a fare coming out. Se e quando lo fanno, finiscono per essere cacciati di casa, una cosa impensabile per me. La mia famiglia non mi avrebbe mai trattato così. È stato questo il mio punto di partenza. Perché non creare un personaggio che vive tutto questo, arriva a New York e stringe amicizia con questi ragazzi? Mi è venuta così in mente una storia completamente inventata, con presenti, però, anche personaggi realmente esistiti. A partire da Bob Kohler che ha passato la sua vita a raccontare la storia di quelle notti”. In Italia il film uscirà in sala il 5 maggio 2016 e il Fatto.it vi propone il trailer in esclusiva.