Effetto Bergoglio anche sulle confessioni: dai peccati informatici all’invito a non fare domande sul sesso. È quanto emerge dall’inchiesta del vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli pubblicata nel volume C’era una volta la confessione edito da Ancora. “Secondo una ricerca condotta nell’aprile 2013 dal Cesnur, l’istituto di ricerca sulle religioni diretto dal sociologo Massimo Introvigne, – scrive Valli – effettivamente l’elezione di Francesco avrebbe indotto molto persone a tornare in chiesa e confessarsi, specie nel periodo di Pasqua. Attraverso un sondaggio diffuso via Facebook e Twitter su un campione di duecento sacerdoti e religiosi, il 53 per cento ha affermato di aver riscontrato nella propria comunità un aumento delle persone che si avvicinano alla Chiesa o si confessano, aggiungendo che queste persone citano esplicitamente gli appelli di Papa Francesco come ragione del loro riavvicinamento alla pratica religiosa”.

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“Nel 43,8 per cento di questi casi – spiega il vaticanista – l’aumento di fedeli è definito come consistente, superiore al 25 per cento. Lo notano di più i religiosi (66,7 per cento) rispetto ai sacerdoti diocesani (50 per cento). E per il 64,2 per cento del campione l’aumento riguarda particolarmente le confessioni”. Effettivamente l’insegnamento di Bergoglio sul sacramento della riconciliazione è molto incoraggiante per i fedeli. “Ai sacerdoti – ha scritto il Papa nel documento programmatico del suo pontificato, l’esortazione Evangelii gaudium – ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile”. Per il Papa, infatti, “non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno!”.

Proprio per incitare i fedeli a riscoprire il sacramento della riconciliazione Bergoglio ha compiuto tre gesti significativi durante il Giubileo straordinario della misericordia da lui indetto. Il primo è stato quello di concedere a tutti i sacerdoti per la durata dell’Anno Santo di assolvere il peccato di procurato aborto. Il secondo è stato quello di inviare in tutto il mondo, all’inizio della Quaresima, oltre mille “missionari della misericordia”, ovvero preti con la facoltà di rimettere i peccati solitamente riservati alla Sede Apostolica. Il terzo è stato quello di far esporre per alcuni giorni nella Basilica Vaticana i corpi di due santi cappuccini che sono stati “apostoli del confessionale”: Leopoldo Mandic e Pio da Pietrelcina.

“Il confessionale – ha affermato più volte il Papa – è per perdonare. E se tu non puoi dare l’assoluzione, faccio questa ipotesi, per favore, non ‘bastonare’. La persona che viene, viene a cercare conforto, perdono, pace nella sua anima; che trovi un padre che lo abbracci e gli dica: ‘Dio ti vuole bene’; e che lo faccia sentire! E mi spiace dirlo, ma quanta gente, credo che la maggioranza di noi l’abbia sentito, dice: ‘Io non vado mai a confessarmi, perché una volta mi hanno fatto queste domande, mi hanno fatto questo’. Per favore”. Francesco si riferiva a quei sacerdoti che in confessionale si soffermano a chiedere in modo morboso cose che riguardano la sfera sessuale.

“In anni neanche lontani – racconta padre Raniero Cantalamessa a Valli – la confessione verteva in gran parte sul sesto comandamento, i cosiddetti atti impuri. C’era senza dubbio una forzatura dovuta a un’educazione religiosa ossessionata dal problema del sesso. La cosa più deleteria era la dottrina morale secondo cui, in questo campo, ‘non esiste parvità di materia’, cioè tutto è peccato grave. È un bene che le cose siano cambiate; è un male però l’essere finiti nell’eccesso opposto e ritenere tutto lecito. Noi confessori siamo diventati, giustamente, meno inquisitivi in questo campo. D’altra parte coloro che più avrebbero da accusare in proposito (sfruttatori della prostituzione, pedofili e violentatori) sono, come si può immaginare, clienti rari della confessione”.