Ci risiamo. Sembra che non sia possibile in questo Paese poter gioire per una vittoria importante che subito dopo ci si ritrova a dover lottare in nome di quella stessa battaglia. Di nuovo il Comune di Roma vuole la chiusura del Grande Cocomero, uno degli spazi più importanti in città per le attività ricreative e artistiche rivolte ai minori con disturbi psichici. E di nuovo il Grande Cocomero si ritrova costretto a riaprire una petizione on line appellandosi alla sensibilità e al sostegno di tutti coloro che l’hanno sottoscritta la prima volta.

Grande Cocomero foto
116.438,78 euro: questa la cifra richiesta ai volontari da parte di un commissario non eletto da nessuno e che, con la scusa di Affittopoli invece di punire chi davvero lucra, colpisce gli spazi sociali facendosi forte con i deboli e debole con i forti. Evidentemente troppi sono interessi che gravitano intorno a quello spazio nel cuore della città, troppi gli appetiti di chi vorrebbe metterci le mani sopra e poterci guadagnare magari aprendo un locale o, perché no, una sala slot proprio come stava succedendo poco tempo fa in un altro spazio a San Lorenzo.

Il Grande Cocomero: un luogo meraviglioso nato da una “concretissima utopia”, da un’idea di Marco Lombardo Radice, grande neuropsichiatra sperimentatore di terapie innovative nella cura dei disturbi psichici dei minori. In oltre 23 anni di attività, l’associazione è stata un centro riabilitativo per i ragazzi di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Umberto I e uno spazio importante di aggregazione giovanile per gli adolescenti del quartiere tanto che, già nel 1993, la regista Archibugi ne ha girato un film. Il Grande Cocomero si sostiene grazie all’impegno gratuito dei volontari e a piccole donazioni. E allora ha ancora un senso in Italia non dover lucrare su uno spazio? È ancora possibile credere in una “concretissima utopia”? Come volontaria ho insegnato teatro a quei ragazzi e, vi assicuro, il cambiamento avvenuto in loro grazie all’arte si poteva toccare con mano. Il Grande Cocomero ha da sempre lottato in nome del loro benessere e ha sempre fornito strumenti affinché affrontassero la loro vita con maggior forza e determinazione, affinché potessero sperimentare la gioia della vittoria.
Ora abbiamo bisogno di un’altra vittoria, ma questa volta deve essere definiva. Quei minori saranno gli adulti di domani.