Le adesioni di Steven Spielberg, J.J. Abrams, Peter Jackson e Ron Howard, sembrano cosa fatta. Ma soprattutto l’interessamento diretto di importanti studios come Universal, Sony e Fox. La notizia riportata da Variety, che rivoluzionerebbe Hollywood e il cinema mondiale, è il vicino affermarsi del progetto “The Screening Room”. E’ stato Sean Parker, il co-fondatore di Napster, e peregrino compagno di strada di Mark Zuckerberg per elevare Facebook ad affare universale, ad ideare questa start-up che secondo i rumors hollywoodiani si sta avvicinando ad una soluzione finale.

Questa volta l’illuminazione di Parker non è avvenuta nel campo della musica o dei social network, bensì in quella già attiva e viva, magari un po’ in crisi, della fruizione dei film di prima visione. The Screeening Room, infatti, permetterebbe agli appassionati di cinema di fruire comodamente seduti sul proprio divano di casa dei titoli in uscita nelle sale cinematografiche. Ma attenzione, non un’ora, un giorno, o una settimana dopo l’uscita, ma subito, in contemporanea con l’orario della prima nazionale di qualsivoglia film in sala. Il box Screening Room completo di imballaggio, telecomando, istruzioni e un avveniristico impianto tecnologico di antipirateria, costerebbe 150 dollari a pezzo. In aggiunta al non proprio leggero costo iniziale, vanno aggiunti 50 dollari per ogni film che si desidera vedere il giorno dell’uscita. Il film visto nella privacy della propria casa si può trasmettere una sola volta entro 48 ore dopo aver effettuato l’acquisto. L’iniziativa suona piuttosto esosa, soprattutto per i single o le coppie, ma si può facilmente aggirare e rientrare del costo, proiettando il film per tutta la famiglia se si hanno bimbi o ad un gruppo di amici che dovrebbero cortesemente versare l’obolo per arrivare alla fatidica cifra dei 50 dollari. D’altro canto, come suggeriscono molti blogger del settore dopo aver rilanciato la notizia di Variety, l’acquisto di The Screening Room permetterebbe di non spendere soldi per spuntini e bevande al cinema, come dei soldi per la benzina e per il parcheggio, annosa questione che tocca trasversalmente parecchie grandi metropoli al di là e al di qua dell’oceano.

A rigor di logica sono gli esercenti a risultare la categoria meno favorita della catena dalla produzione agli home video di film neall’idea di Parker. I proprietari di sale, del resto, hanno a lungo resistito a qualsiasi cambiamento per ridurre la quantità di tempo che intercorre tra l’uscita in sala di un film e il suo arrivo sulle piattaforme di home entertainment (solitamente non meno di 90 giorni), credendo, probabilmente non a torto, che ogni sforzo per ridurre quel lasso temporale mini la salute della loro attività e incoraggi gli spettatori a rimanere a casa. Va anche detto che sul fronte della fruizione casalinga durante l’autunno 2015 la Paramount ha collaborato con alcune catene di esercenti come Cineplex per mostrare i film sulle piattaforme di home entertainment già 17 giorni dopo la visione in sala. Se però le percentuali di distribuzioni del ricavo sui 50 dollari venissero confermate dai business plan di The Screening Room a Parker andrebbe il 10% della quota – 5 dollari a visione -, i distributori otterrebbero il 20% e le sale potrebbero ottenere su ogni abbonamento a film fino al 40% della cifra totale. Tuttavia, non tutti i dirigenti di studios sono entusiasti di questa opportunità. Disney, ad esempio, è una delle società che non è interessata al piano di Parker, almeno per il momento. Nell’affare che potrebbe riscrivere le coordinate della fruizione dei film come la conosciamo oggi, Parker ha un socio in affari: Prem Akkaraju, amministratore delegato della società, e in precedenza partner della società SFX Enterteinment e di Intermedia Partners, oltre ad aver lavorato presso JP Morgan Partners e Sanctuary Music Group.