“Benvenuto sul sito web dove è possibile ricevere un feedback obiettivo ed onesto sulla qualità delle foto sul tuo pene”.  Questa la prima frase che si incontra sulla home page del divertente blog inventato dall’avvocatessa Madeleine Holden nel 2013 su cui vengono pubblicate da due anni solo foto di peni inviate per una recensione. Anche se però il punto di fondo non è tanto una questione di lunghezza (e qui molti lettori maschietti tirano già un sospiro di sollievo), quanto un giudizio estetico generale della foto che comprende oltre al pene, porzioni del proprio corpo inquadrate, sfondo, cromatismi, oggetti e soggetti in campo, ecc…

La Holden esce dal ruolo di legale di parte occupato durante il giorno nelle aule di tribunale, e veste l’imperiosa mantella del giudice. Law e order, insomma. Perché il gioco negli Stati Uniti è piaciuto moltissimo e la signora ha dovuto subito precisare: “Siccome sono inondata di consegne, non riesco a vedere tutti i peni che ricevo in foto. Quindi siete pregati di inviare solo il vostro miglior scatto adcritiquemydickpic@gmail.com”. Ulteriore servizio fornito da madame Holden è la recensione privata alla modica cifra di 10 dollari a pene (“scrivere a critiquemydickpic@gmail.comcon oggetto ‘Private Review’ per i dettagli”), oltre a suggerimenti precisi dall’eco progressista: “scatti da parte di persone trans, persone di colore, e altri gruppi che sono sottorappresentati nel mondo ‘cazzo’ sono benvenuti e soprattutto incoraggiati”. Senza dimenticare che da pochi mesi Madeleine accetta anche foto strap-on di fanciulle che hanno acquistato il finto pene colorato, o semplicemente color carne, per metterlo in mostra (prima di usarlo?).

Scorrere il rullo di foto pubbliche con tanto di giudizi e votazione all’americana, da A a F, lascia il segno negli occhi e nella mente del visitatore. Il 9 marzo 2015 viene pubblicata una foto molto amatoriale con un buffo pene a clessidra. Ma non è la dimensione o la forma a preoccupare l’avvocato Holden, bensì il contesto e l’emozione che suscita lo scatto. “Come sempre ho intenzione di essere onesta: questa è una fotografia sconsiderata e di scarsissima qualità del tuo pene”. Colpo di genio. In tre anni di blog c’è già una catalogazione e un archivio di foto da fare invidia a Cartier-Bresson. Ecco allora un link per il ripasso: foto di peni con sotto, sullo sfondo, il pavimento. Orrore! “L’aggiunta di uno sfondo di piastrelle bianche, visibilmente sporche, non vale niente. Non riusciamo a vedere quasi nulla di te se non intuire lo scomodo sguardo tra le tue gambe. Infine stai facendo poco con le mani tranne che per puntellare il tuo pene all’insù. Riprendere il pene in questo modo non invoglia lo spettatore o non ti presenta in una luce erotica. Sono sicura che tu abbia un ‘miglior cazzo’ dentro di te da inviare”. Voto D-. Scorrendo il mese di febbraio 2016 si scopre anche un pene postmoderno. Una foto da cui in basso a sinistra sbuca in diagonale verso l’alto un pene lungo e turgido che punta verso il condizionatore d’aria appeso al muro.

“Questa è una strana foto del tuo cazzo con una sorta di rada atmosfera post-moderna. E proprio come l’arte postmoderna tende ad attirare critiche del tipo: “Il mio bimbo di 4 anni poteva dipingere un quadro così”. Voto B. C’è poi il salto di categoria per la signora Holden, una A piena. E’ la foto di un terzetto, con uomo panciuto dal pene tozzo e minuscolo al centro, e due signorine con dildo strap-on ai lati. Di tutti e tre non si vede ovviamente la faccia. “C’è una bella simmetria visiva qui con voi tre tutti allineati in termini di posizione del corpo, come per la leggera variazione nel posizionamento della mano che aiuta ad aggiungere interesse allo scatto. Lo sfondo non disturba, e la combinazione dei colori funziona con un eccellente coordinamento dei toni del blu, del nero e il color carne”.

“Spesso gli uomini mi dicono che il mio sito li ha aiutati a superare le loro insicurezze, è qualcosa che scalda il cuore”, ha spiegato la Holden al sito web Vice. “Sul web ci aspettiamo di vedere le immagini di donne nude. Ne siamo circondati e siamo abituati alla visione delle donne come oggetti sessuali. Siamo invece meno abituati a visualizzare gli uomini come oggetti sessuali. A livello sociale ci sembra ancora di scoprire qualcosa di comico e poco serio”. Lavoro duro quello dell’avvocato che si è inventato Critique my dick pick, tanto che nella home page quando si tratta di richieste di interviste per programmi radio, tv, web o articoli appare un rigoroso monito: “Si prega di indicare chiaramente la richieste dei media nel soggetto della vostra e-mail in modo che non siano soffocate da altre foto di…peni”. Quanto sono lontani i tempi dei fugaci scatti del Souvenir d’Italy in Amici Miei? Quando Ugo Tognazzi/conte Mascetti si calava le braghe e lasciava la foto ricordo alle turiste straniere del suo “bel campanile di Giotto”?