Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che fa tournée teatrali nonostante l’ostracismo di Renzi e renziani. Altre considerazioni.

1. Mettiamoci tutti tranquilli: dopo mesi di apparente incertezza, il podio è sicuro o giù di lì. Juve, Napoli, Roma. Non è escluso il sorpasso della Roma sul Napoli, qualora lo scontro diretto andasse ai giallorossi. La Juve non si ferma più e con Spalletti si sono praticamente chiuse le speranze di terzo posto per Fiorentina e Inter (il Milan non le ha mai avute). D’ora in poi, ogni settimana, per dare un po’ di brio agonistico alla rubrica dovrò parlare della lotta tra Palermo e Frosinone per evitare il terzultimo posto. Non vedo l’ora.

2. A dispetto di quanto scritto sopra, l’Inter arriverà terza, poi vincerà lo scudetto e quindi la Champions League. #epicbrozo.

3. Un girone esatto fa, Buffon si sfogava in conferenza stampa dopo la gogna col Sassuolo e tutti (io incluso) recitavano il de profundis. Mai errore di valutazione fu così marchiano: Buffon con un’altra partita senza reti (proprio col Sassuolo) batterà il record di imbattibilità del moderato Seba Rossi, Allegri ha vinto oggi (meritatamente) la Panchina d’Oro e la Juve ha fatto 55 punti sui 57 disponibili. Oltretutto la Juve ha ora un calendario molto più agevole rispetto al Napoli: giocherà 7 volte su 10 in casa (derby “in trasferta” col Toro incluso) e le ultime tre gare le farà in ciabatte, stante la caratura degli avversari. Game over, Che Gue Sarri.

4. Già, ma il Commodoro Marxista ha colpe? No, per niente. Ha pagato il gol di Zaza, una rosa più corta e – soprattutto – la superiorità di una squadra che si è pure potuta permettere una partenza ad handicap. In gergo pugilistico si chiama “no contest”. Se dovessi dare una percentuale, direi che questo Napoli non ha più del 10% di chance di scudetto. Magari sbaglio, ma non credo proprio che andrò dalla D’Urso a pagare pegno per la scommessa fatta a settembre.

5. A proposito di D’Urso: ieri c’era Renzi, quello che avrei dovuto votare se il Milan fosse arrivato terzo o quarto. Ovviamente la mia era una scommessa a rischio zero. La mattanza indicibile ricevuta (una volta di più) col Sassuolo zittisce la buffonata secondo cui il Milan fosse ancora in corsa per il terzo posto. Ma de che? Aveva e ha più possibilità Fassina di diventare sindaco di Roma. L’infortunio di Niang, oltretutto, rovina il giocattolo al Camerata Miha e regala agli avversari sempre un uomo in più: Balotelli. Il Milan era e resta una squadra da sesto-ottavo posto. Da qui in poi, il Camerata Miha dovrà fare solo due cose: guardarsi dal Sassuolo alle spalle e sperare (poco) che la Juve arrivi svagata alla finale di Coppa Italia. Tutto il resto è chiacchiericcio gallianesco e pellegattesco.

6. Settima vittoria consecutiva per Spalletti, che merita solo applausi. Ha imposto gli acquisti che avrei voluto io nei miei sogni (Faraone e Perotti), ha sottratto Culovic all’Inter e ha ridato entusiasmo all’ambiente. Fossi un tifoso giallorosso, più che contento per il terzo (o secondo) posto, sarei arrabbiato per avere buttato via almeno 10 giornate: difficile che la Juve regali nella sua storia un’altra falsa partenza così.

7. Ogni mattina un tifoso viola si sveglia e sa che a prescindere da quanto correrà accadranno tre cose: farà figure ridicole in trasferta a Roma; la legge dell’ex si abbatterà su di lui come lo tsunami nelle prime scene di Hereafter; soprattutto, arriverà quarto.

8. L’Inter vista col Palermo è stata forse la migliore della stagione. Non è cosa da poco: nella sconfitta ai rigori contro la Juve c’è tutto il parossismo del contrappasso. Dopo un girone di andata passato a vincere senza merito, il fato ha chiesto il conto con gli interessi. La gara della vita non è servita a niente e la Roma di Spalletti non offre chance di terzo posto. Niente trenino con Vecchioni e Severgnini: peccato. Mancini, in settimana, ha però detto che “la squadra è con me e riprenderemo la Roma vincendo lo scontro diretto”. Per capire se bluffa o no, basta aspettare poco.

9. Non c’entra niente, ma mentre scrivevo questa rubrica in treno è passata la Ravetto e mi ha guardato male. Mi sento come il figlio di Moggi quando Nostra Signora dei Feticisti Ilaria D’Amico gli diede il due di picche. La vita è cattiva, e l’esistenza del mio amico Nardella ce lo ricorda ogni volta.

10. Quando Borja Valero si è infortunato durante Roma-Fiorentina, è stato come vedere in diretta un’eclisse. Di colpo un mondo senza luce, senza intuizioni, senza bellezza: praticamente è stato come vedere la Picierno. A lunedì prossimo.

P.S. Non che ne soffra granché, ma d’ora in poi quando avrò cali di autostima guarderò il rigore di Immobile per tirarmi su.