Anche il mondo della letteratura piange la morte di Umberto Eco. Colleghi, amici e conoscenti con in comune la passione per la scrittura ricordano lo scrittore morto ieri a 84 anni. A partire dai ricordi di Francesco Guccini che racconta la sfida a suon di rime con il filosofo e Roberto Benigni.

Maraini: “Perdita per l’Italia”. Lagioia: “Ha reso la cultura un mondo più aperto”
Per Dacia Maraini “oltre a essere un grande scrittore, era un amico, una persona squisita, disponibile, gentile, non saliva mai in cattedra e aveva un fortissimo senso dell’ironia. E’ una perdita personale, ma anche una perdita per l’Italia perché il suo sguardo era sempre acuto e sapiente”. Nicola Lagioia, scrittore, vincitore del Premio Strega 2015, scrive: “Umberto Eco era così parte dell’orizzonte culturale e da così tanti anni che quasi non si è abituati a considerarlo di carne e ossa”. “La cosa interessante – osserva parlando con l’AdnKronos – è che Eco ha svecchiato la cultura italiana della sua generazione rispetto a tutta una serie di generi che i letterati consideravano sottocultura. Mi colpì molto, a tal proposito quando Eco disse che con il tempo è invecchiato di più ‘Il giovane Holden’ che ‘Peanuts’. La sua famosa battuta ‘Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi’ non nasceva dal desiderio di appiattire tutto, ma di dare dignità culturale a generi come il fumetto. Io so, per esempio, che molti coetanei di Umberto Eco, letterati e scrittori, si scandalizzarono quando uscì ‘Il nome della rosa’, ebbero veri e propri travasi di bile, ma al di là del fatto che piaccia o no, quel romanzo ha creato un filone e questo rimarrà”.

Pennacchi: “Ha illuminato tv, accademia, narrativa, cultura”
Antonio Pennacchi
rivolge a Eco la sua gratitudine per “tutto quello che ha dato”. Lo scrittore, secondo l’autore pontino, è stata una “grandissima anima, grandissima intelligenza. Mancherà sicuramente al Paese”. L’opera di Eco, continua Pennacchi, “ha illuminato la televisione, l’accademia, la narrativa e tutto il mondo della cultura italiana dalla seconda metà del Novecento ad oggi”. “Come si fa a commentare la grandezza di un personaggio come Umberto Eco? – si chiede Edoardo Nesi, un altro Premio Strega – Per lui si può ben usare la parola luminare. Insieme alla tristezza che provo ora per la perdita di un personaggio del suo livello ho anche questo piccolo orgoglio personale di essere stato uno dei marinai della Nave (di Teseo ndr) che lui comandava”.

Guccini: “Quella sfida a tre con Eco e Benigni”
Francesco Guccini ricorda, parlando con LaPresse, quella volta in cui Eco gli si è “avvicinato per presentarsi e chiacchierare un po’ con me. Quella sera cenava da solo abbiamo finito per trascorrere la serata assieme”. Da allora il cantautore modenese e il semiologo si sono incontrati parecchie volte: tra i ricordi indelebili spicca quella particolare sfida lanciata da Roberto Benigni “a suon di ottavini toscani”, raccolta anche dallo scrittore e trasformatasi in “una sorta di duello a tre recitando ottavini in rima”. Tra le passioni che univano Eco e Guccini la crittografia: “Eco era molto appassionato da questo tipo di problemi enigmistici, che coinvolgono anche me. Era davvero bravo a risolverli. E anche questo aspetto attiene al lato ludico, goliardico del suo carattere”.

Cacciari: “I romanzi solo la punta dell’iceberg”
Per Massimo Cacciari, filosofo ed ex politico, “tra gli scrittori e gli intellettuali degli ultimi 50 anni è il più rappresentativo, soprattutto per certi elementi che sfuggono al grande pubblico. Umberto Eco, infatti, è diventato internazionalmente famoso con i suoi romanzi che però sono solo la punta dell’iceberg della sua sterminata erudizione e conoscenza delle tradizioni filosofiche e religiose europee”. Era, aggiunge Cacciari, un “grande medievalista. I suoi saggi su San Tommaso sono fondamentali. Tra tutti gli intellettuali il più noto, ma per apprezzarlo bene bisogna capire che immensa mole di lavoro sorregga le sue opere più popolari”.