Onde d’urto a bassa intensità per combattere la disfunzione erettile: è ancora presto per dire addio alla pillola blu ma, secondo uno studio condotto dal gruppo di ricerca guidato da Giovanni Alei, docente associato di Urologia alla Iª Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Sapienza di Roma e presidente della Società italiana chirurgia genitale maschile (Sicgem), le onde d’urto non solo hanno effetti positivi ma garantiscono anche una totale assenza di controindicazioni per i pazienti.  Il campione preso in esame per lo studio è composto da 46 uomini di mezza età, sottoposti al trattamento una volta alla settimana, per sei settimane. Ogni sessione ha comportato l’applicazione di 3 mila onde d’urto, a un’intensità di 4 mJ/mm3. “A distanza di sei settimane dall’ultimo trattamento – spiega Alei – abbiamo avuto un netto miglioramento della funzione erettile nell’85% dei casi, un buon esito nel 10% e nessun cambiamento nel 5% dei pazienti. Nei mesi successivi di follow-up, i risultati positivi si sono mantenuti e anche la rigidometria notturna computerizzata delle erezioni lo ha confermato, dimostrando che i risultati erano reali e non si trattava di effetto placebo”. “Rispetto alle terapie in uso – continua Alei – ovvero iniezione di agenti vasodilatatori nei corpi cavernosi e assunzione per via orale di farmaci, la novità apportata dalle onde d’urto risiede nella creazione di nuovi vasi (neoangiogenesi) nell’organo del paziente. L’impulso meccanico infatti produce una sostanza, l’ossido nitrico sintetasi, e il rilascio di fattori di crescita vascolari. Le onde d’urto risolvono così il problema alla base: grazie ad esse riscontriamo una diversa reattività del tessuto cavernoso di fronte a uno stimolo erettile che, come dimostrato, ha una durata persistente nel tempo”.
Ma l’impiego di onde d’urto a bassa intensità per combattere la disfunzione erettile non è l’unica tema che verrà affrontato domani a Roma, in occasione del corso di aggiornamento in programma al Centro congressi dell’Ars medica di Roma (Via Cesare Ferrero di Cambiano, 29): si parlerà anche dell’uso di derma suino per interventi di ingrandimento. Al Policlinico Umberto I si è cominciato a usare il derma umano e suino liofilizzati ottenendo ottimi risultati ormai da più di dieci anni. “Le tecniche più attuali consentono aumenti di dimensione intorno al 25-30% rispetto a quelle iniziali, restituendo sicurezza e piena facoltà di intraprendere una vita di relazione normale – chiarisce Alei – Ad oggi, abbiamo operato più di 500 pazienti, effettuando in alcuni casi entrambi gli interventi di allungamento e ingrandimento, associando a volte l’asportazione del grasso pubico”.