Può un comunista ad Hollywood vincere due Oscar? Sì se si chiama Trumbo proprio come racconta il film di Jay Roach dal titolo L’ultima parola. La vera storia di Dalton Trambo in sala dall’11 febbraio. Siamo negli anni ’40 nella Hollywood del maccartismo e della Guerra Fredda e la caccia è al comunista. Dalton Trumbo, interpretato da Bryan Cranston candidato come migliore attore agli Oscar, è a quei tempi uno tra gli sceneggiatori più pagati e famosi al mondo, fa parte della cosiddetta Hollywood ten, ristretta cerchia di professionisti del cinema famosi per essersi rifiutati di testimoniare di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane. E questo nell’ambito dell’ampia indagine sulle attività comuniste negli Stati Uniti.

Per questo suo rifiuto, e non solo, Trumbo fu accusato di essere a tutti gli effetti un comunista, inserito nella lista nera, e condannato anche dal governo americano a undici mesi di reclusione. Tra i suoi grandi nemici l’allora potente giornalista ultrarepubblicana Hedda Hopper (Helen Mirren).

Dopo la condanna per ben tredici anni, Hollywood non fa lavorare Trumbo per non essere compromessa in derive ideologiche dannose per il business. Trumbo è costretto a vendere la sua casa e a vivere ai margini di quel mondo dorato dal quale aveva ricevuto tutto. Si ritrova così a scrivere, ma sotto falso nome. Ritorna per lui la luce quando due pezzi grossi di Hollywood come Kirk Douglas e il
regista Otto Preminger inseriscono il suo nome di sceneggiatore sui loro rispettivi film di successo come Spartacus ed Exodus. Una riabilitazione che gli porto’ anche due Oscar per i soggetti di Vacanze romane (1954) e La più grande corrida (1956).

La clip per il Fatto.it