Il ministero dell’Istruzione voleva chiuderla, il sottosegretario renziano Davide Faraone le aveva dichiarato guerra, ma la facoltà di Medicina rumena di Enna continuerà le sue lezioni. Lo ha deciso il giudice civile del tribunale di Caltanissetta, ritenendo illegittimo il ricorso dell’Avvocatura dello Stato depositato per stoppare le lezioni che l’Università Dunarea de Jos di Galati tiene dall’autunno scorso nella città al centro della Sicilia. Una vittoria secca per Mirello Crisafulli, ras politico locale, cancellato dalle liste del Pd per le politiche del 2013 perché considerato “impresentabile.

L’ex parlamentare, infatti, è il regista dello sbarco della facoltà rumena nel suo feudo elettorale: a novembre l’apertura della filiale italiana dell’Università Dunarea de Jos gli era costata anche un’indagine per abuso d’ufficio e invasione di edificio pubblico. “Prendo atto con soddisfazione della sentenza del giudice di Caltanissetta. E’ prevalso il diritto sulle varie opinioni fino ad ora sentite”, gongola adesso Crisafulli, presidente del fondo Proserpina, e cioè l’interfaccia italiana dell’Università rumena, che secondo il Miur aveva aperto i battenti senza autorizzazioni. È per questo motivo che il dicastero di Stefania Giannini aveva chiesto un provvedimento d’urgenza contro il fondo Proserpina, l’università Kore di Enna, l’Asp ennese e gli assessorati regionali all’Istruzione e alla Sanità.

Secondo il rettore dell’Università Dunarea, invece, l’apertura dei corsi a Enna non era altro che una semplice estensione didattica che rispetta quindi i trattati di Funzionamento dell’Unione Europea: ecco perché, sempre secondo il rettore rumeno, non occorreva alcun accreditamento con il nostro ministero dell’Istruzione. “Il reale obiettivo del ministero sarebbe quello di impedire il conseguimento (o quantomeno la spendita) del titolo rumeno in Italia, ma nel caso in cui il Miur ritenesse che tali titoli non trovino automatico riconoscimento nel nostro Paese, ben potrebbe adottare, nell’ambito delle proprie attribuzioni, un formale provvedimento di diniego di tale efficacia, non risultando necessaria una preventiva pronuncia da parte dell’autorità giudiziaria. Qualora, al contrario, il ministero ritenesse che tali titoli godano del riconoscimento automatico in Italia, mal si comprenderebbe su quale base giustificare la chiesta interruzione dei corsi”, scrive adesso il giudice di Caltanissetta, bocciando il ricorso presentato dal Miur, condannato anche al pagamento delle spese processuali.

Una vera manna per Crisafulli, che appena due giorni fa si era visto commissariare un’altra importante fondazione, e cioè la Kore, fondamentale nello scacchiere di potere ennese, dato che nomina il presidente dell’omonima università cittadina, fortissimamente voluta (e protetta) dallo stesso ex impresentabile del Pd. Quella della Kore è una storia delicata cominciata il 18 dicembre del 2015, quando il prefetto Ferdinando Guida avvia il procedimento di commissariamento dell’ente. Secondo l’iter occorrono 15 giorni per accedere agli atti, 30 per presentare le eccezioni della difesa. Dal 31esimo giorno il prefetto può decidere se commissariare o meno la fondazione. Il 23 dicembre, però, ecco il colpo di scena: il Consiglio dei ministri trasferisce a sorpresa il prefetto Guida ad Isernia (dopo meno di due anni dall’arrivo ad Enna, cioè quello che è di solito il termine minimo di un incarico prefettizio) ma non nomina il suo successore.

Nel frattempo anche la procura ennese indaga sulla Kore, accusando Crisafulli e l’ex presidente Cataldo Salerno di malversazione, e sequestrando un milione di euro dal conto corrente dell’ente (atto poi annullato dal riesame). Poi, quando il commissariamento sembrava essere finito in fumo, ecco la decisione del prefetto vicario Tania Giallongo: presidente e cda della fondazione vengono azzerati, e si procede alla nomina di tre commissari per la durata minima di sei mesi. Uno smacco per Crisafulli, che sulla vicenda Kore era arrivato a perdere il suo proverbiale self control: “Chi vuole commissariare la Kore è un bandito, chiaro?”, era stato lo sfogo dell’ex parlamentare del Pd. Che adesso si rifà con la sentenza del giudice civile di Caltanissetta.

I 54 studenti che hanno già versato un anticipo da 2.200 euro per la retta universitaria potranno dunque continuare a frequentare i corsi di Medicina in rumeno nella piccola città siciliana. E poco importa se a già novembre il sottosegretario Faraone annunciava sicuro: “Quei corsi non devono né possono partire, chiediamo l’intervento del prefetto”. Che infatti pochi giorni dopo è stato trasferito, dallo stesso governo di cui fa parte Faraone.