Dopo un periodo di buio il Pd è tornato a comunicare. Il problema è aver lasciato tutto quello che c’è da dire a Renzi che, seppur bravo nella comunicazione, non è solo il segretario del Pd ma soprattutto il capo del governo. Considerato il suo ruolo non può lottare con gli avversari degli altri schieramenti, scendere nell’arena politica su giornali e tv. Così, senza nessuno del partito a tenere alta la bandiera, i problemi del governo sono ricaduti sul Pd, che ha perso punti in favore del M5S.

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La luce arriva con la nuova strategia comunicativa del Partito democratico. No, non l’improbabile controffensiva sui social proposta dall’attuale responsabile comunicazione Alessia Rotta, con un Andrea Romano in prima linea la cui miglior trovata è l’hashtag #duobananas (riferito a Grillo e Casaleggio).

Il Pd avrà bisogno di molto di più per recuperare la piazza social, dato che anche Twitter – fino a poco fa regno di Renzi – è stato conquistato dal M5s, che occupa i trending topics quasi una volta al giorno.

Se vogliamo parlare per hashtag, la vera strategia vincente del Pd è stata quella del #malgoverno5stelle. Merito di Francesco Nicodemo, ex capo comunicazione del partito poi voluto da Renzi a Palazzo Chigi, disceso al Nazareno nel momento di difficoltà per dare una mano agli ex colleghi? Conoscendo il suo modo di fare comunicazione credo di sì, ma il nome dietro alle strategie è roba che interessa solo ai tecnici. Parliamo dei fatti. Ecco la storia.

Il M5S cresce a dismisura. Terminata la metamorfosi da anti politica a forza di lotta e di governo, raccoglie consensi fino a diventare il vero partito della Nazione. Arriva ad un passo dal Pd nei sondaggi, Di Maio supera Renzi nelle classifiche sulla fiducia, e con l’Italicum, al ballottaggio, il Movimento dei cittadini prestati alla politica vincerebbe le elezioni e andrebbe al governo.

Il tutto grazie alla nuova narrazione del #Governo5Stelle: “sappiamo governare e lo faremo meglio di voi”. Per il Pd è troppo. Così formula la nuova strategia, una contronarrazione su ciò che sta dando appeal al M5S: non è vero che sanno governare, sono ancora dilettanti, ecco le prove!

Il Pd inizia un tiro al bersaglio, alla rinfusa, su tutti i comuni amministrati dal M5S. Un grande sforzo, ma i primi colpi vanno a vuoto. Non ne parla nessuno, quelli sollevati non sono disagi reali, il M5S non ha problemi, soprattutto se a puntare il dito è il Pd. Poi arriva Livorno, e il Pd concentra le forze contro il sindaco Nogarin. Ma anche quello, nonostante le aspettative dei Dem, si rivela un buco nell’acqua. Il M5S è sicuro del proprio sindaco e si difende bene.

Infine arriva Quarto. Siccome la fortuna aiuta gli audaci, proprio mentre il Pd cerca la magagna nei comuni a 5 stelle, scoppia il caso della sindaca Capuozzo, che aveva nella sua squadra un consigliere indagato per voto di scambio. E’ il M5S a buttar fuori il consigliere infedele e a indicare involontariamente così, al Pd, il nuovo bersaglio per la campagna #malgoverno5stelle. Per il Pd è la svolta. Possono fare i grillini per un giorno e urlare “dimissioni” in Consiglio coi cartelli.

Attenzione. In un primo momento questa euforia è un passo falso. Chi è il Pd per gridare allo scandalo? Reputo questo accanimento un errore (l’ho scritto nel momento stesso in cui avveniva) e Renzi lo confermerà intervenendo dopo qualche giorno in contraddizione ai suoi. Allora, se ha commesso un errore nell’attaccare il M5S sull’onestà, dove sta il successo del Pd? E’ la Capuozzo a fare grande il Pd.

Il M5S si ritira dal dibattito espellendo il consigliere e la sindaca, Renzi pure richiama le truppe. Ma la Capuozzo resta lì. Così, per inerzia, continua a fare una serie di azioni che il Pd, per merito della campagna fatta sul “malgoverno 5 stelle”, capitalizza passivamente. La sindaca attacca Fico e Di Maio, non molla la poltrona, dice che il direttorio sapeva, anzi no; che è stata abbandonata, anzi no: Grillo le aveva offerto supporto per la ricandidatura, ammette; che i consiglieri sono con lei, invece si dimettono; che ha perso la camorra, e poi che ha vinto.

L’unico a vincere è il Pd che risale nei sondaggi, mentre il M5S perde punti. Perché l’onestà non fa perdere punti se non a chi ne fa la propria bandiera. Renzi sorpassa Di Maio e come nei momenti buoni tutto gli riesce bene: litiga con Juncker, che sta antipatico a tutti, il quale è felice perché dopo anni si sente “virile”. La borsa crolla, ma dato che lui ha litigato con Juncker, la colpa è sempre sua. Così invece che scendere insieme ai titoli bancari, il gradimento di Renzi sale. Ha un nuovo nemico pubblico con cui giocare, mentre i suoi generali pensano alla politica interna.

Resto convinto del fatto che la svolta per il M5S sia stata quella di porsi come forza di governo. L’unico modo per disinnescare la nuova strategia del Pd è quello di portare in tv i sindaci (ma non quelli sotto attacco, altrimenti sarebbe una difesa infinita) a raccontare quanto di buono stanno facendo nei loro comuni. Lo stesso dovrebbero fare i parlamentari, parlando in tv dei risultati delle amministrazioni locali. Esattamente come fa chi sta al governo, che ad ogni risposta, qualunque sia la domanda, fa partire l’elenco delle cose fatte: qui abbiamo fatto questo, in quest’altro comune abbiamo fatto quest’altro. E tornare così dal “non è vero che governiamo male”, al più efficace “guardate come governiamo bene”.