Intervento di Matteo Renzi alla Knesset

Quando Caligola – secondo il blogger Svetonio – ha piazzato al Senato il suo Incitatus, non mi pare che il web (all’epoca “iunctura universalis”) abbia fatto commenti salaci, manifestato violentemente opinioni discordi o strillato un irrefrenabile disappunto.

Certe occasioni servono a comprovare l’attendibilità di Epicuro quando asserisce – come si legge nelle veline di certi leggendari baci al cioccolato – che “non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto”. E’ quel che la vox populi ha distillato nel ritrito “gli amici si vedono nel momento del bisogno”.

Il premier, non sapendo a chi rivolgersi per affidare una funzione delicata, ha subito immaginato di rifilare la patata bollente a una persona cara. E immediatamente la pioggia di critiche, lo tsunami di retropensieri….

Lo capisco. Anch’io avrei scelto un vicino di casa. Anche chi legge avrebbe cercato in soccorso un vecchio commilitone o un simpatico conoscente incontrato in un lungo viaggio in treno quando ci si lamentava della lentezza del convoglio e non si poteva immaginare cosa ci avrebbe riservato il futuro. Chiunque – analogamente a quanto avviene nei quiz televisivi che segnano la progressione culturale del nostro Paese – avrebbe chiesto un “aiutino” o di telefonare a casa.

La notizia di un’agenzia per la cyber sicurezza (smentita poi con un lancio ANSA che riduceva la portata della missione ad un più generico “incarico”) è arrivata più o meno contestualmente al settantesimo genetliaco della CIA. In pratica Renzi come Truman, a dispetto del troppo diffuso e “gufistico” complesso di inferiorità nei confronti degli americani e di chicchessia… Era ora!

Trascorso il weekend in preda a un euforico delirio patriottico e poi faticosamente moderato l’entusiasmo per la mia appartenenza a una moderna Nazione davvero democratica e soprattutto meritocratica, ho pensato di scrivere qualche riga a proposito di quel che è accaduto negli Stati Uniti.

Anche lì – quando si pensò di nominare il “cyber-czar” – gli americani scelsero un personaggio che aveva avuto a che fare con gli aeroporti, un tizio che aveva cominciato la sua carriera militare nell’US Air Force nel 1967, si era fatto tre campagne di guerra in Vietnam, aveva scelto la carriera governativa civile nel 1974 occupandosi di direzione del trasporto e gestione delle risorse in alcuni basi aeree. Quel signore – Howard A. Schmidt – ha poi fatto lo sbirro per una decina di anni (era uno degli SWAT nel Chandler Police Department in Arizona) e nel 1994 comincia a lavorare nel Computer Exploitation Team dell’FBI. Lo stesso anno diventa direttore del Computer Forensic Lab e della Divisione Computer Crime & Information Warfare dell’Air Force Office of Special Investigations. Un curriculum impressionante, che lo vede tra l’altro a capo della security informatica di Microsoft e poi in mille altre posizioni di responsabilità nel settore.

Una laurea in scienze dell’organizzazione all’Università di Phoenix, un’altra honoris causa in lettere, un dottorato di ricerca alla Idaho State University, la docenza al Georgia Institute of Technology: questi alcune notazioni sui suoi trascorsi scolastici.

Il 22 Dicembre 2009 Schmidt – senza aver mai diretto, nemmeno ad interim, un quotidiano sportivo come Il Romanista, requisito indispensabile per diventare Digital Champion dalla nostre parti – viene nominato “Top Computer Security Advisor” del presidente Barack Obama per poi assumere il ruolo di Cyber-Czar degli Stati Uniti d’America.

Nel maggio del 2012, forse conscio di non aver mai visto l’Arno, Schmidt rassegna le dimissioni. Al suo posto, sospiro di sollievo, viene sistemato un personaggio meno qualificato. Finalmente.

Da allora lo “Special Assistant to the President and the Cybersecurity Coordinator” è Michael Daniel. Anche lì torme di malelingue hanno sversato veleni su carta stampata e pagine ipertestuali.

Anche i più critici, però, sono costretti ad ammettere che Daniel adopera abbastanza bene PowerPoint e, obtorto collo, ne danno pubblica comunicazione attraverso Twitter.

Purtroppo mister Michael Daniel non ha ricevuto super-poteri. Deve accontentarsi di coordinare lo sviluppo delle strategie e della politica di cyber security tra le Agenzie federali e di sovrintenderne l’attuazione. Ha poi il compito di gestire i rapporti con l’industria privata, le organizzazioni non governative, le articolazioni ministeriali e le altre Nazioni.

Probabilmente Daniel era, nonostante tutto, troppo qualificato per meritare le redini di una nuova struttura in conflitto con i Servizi Segreti, con le Forze Armate (anche quella cyber è una guerra!) o quelle di Polizia, con le altre entità preesistenti…

@Umberto_Rapetto