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Se il governo Renzi vuole salvarsi dall’ennesimo attacco all’economia italiana che viene da Berlino e da Bruxelles deve puntare sulla Cassa Depositi e Prestiti per nazionalizzare una grande banca e consentire l’emissione di decine di miliardi di obbligazioni Cdp garantite dal valore fiscale.

L’attacco tedesco è esplicito. Il sogno del governo tedesco guidato dalla democristiana Angela Merkel e dal vicepremier socialista Gabriel Sigmar è quello di commissariare l’Italia e di sottoporla alle amorevoli cure dello Esm, European stability mechanism, il cosiddetto “fondo salva stati” europeo, e quindi della famigerata Troika, composta da Ue, Bce, Fmi. L’Italia dovrebbe fare la fine della Grecia. Lo ha annunciato pubblicamente Lars Feld, uno dei più autorevoli consiglieri economici del governo germanico in una recente intervista al Corriere della Sera (19 dicembre 2015, «Dovrete colpire i risparmi privati E forse vi servirà un salvataggio Ue» di Federico Fubini).

Il pretesto per commissariare il nostro Paese? Il livello del debito pubblico italiano e soprattutto l’enorme ammontare dei prestiti deteriorati in pancia alle banche, pari a 360 miliardi, ovvero a circa il 18% dei depositi bancari. A fine giugno 2015 i prestiti deteriorati delle banche italiane ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18% del totale; all’interno di questo aggregato, le “sofferenze”, quindi i prestiti considerati irrecuperabili, ammontavano a 210 miliardi (10,3% degli impieghi).

Non c’è da stupirsi che Wolfgang Munchau del Financial Times abbia scritto che potenzialmente gran parte delle banche italiane sono quasi-insolventi. La crisi provocata dall’austerità imposta da Bruxelles (e accettata supinamente dai governi Monti, Letta e, finora, Renzi) ha colpito assai duramente; e molte aziende e famiglie non sono più in grado di ripagare i prestiti. In questa situazione è difficile uscire dalla crisi. Per impedire il commissariamento dell’Italia, Renzi deve risolvere innanzitutto il problema bancario.

Dovrebbe mobilitare immediatamente la Cassa depositi e prestiti, l’istituto privato controllato dal Tesoro e dalle fondazioni bancarie, se non vuole ripetere su scala nazionale il disastro delle piccole quattro banche regionali la cui crisi è stata pagata dagli azionisti e dagli obbligazionisti junior. Da quest’anno infatti, a causa delle norme assurde e ingiuste dell’Unione bancaria europea, i risparmiatori e tutti gli obbligazionisti saranno chiamati a pagare i dissesti bancari provocati dalla crisi (generata dall’austerità europea) e spesso dalla corruzione e dalle malversazioni dei vertici delle imprese bancarie. Da qui la necessità che la Cdp intervenga con coraggio sul fronte bancario.

Perché intervenire con la Cdp? Perché è fuori dal perimetro del bilancio pubblico e i suoi debiti non sono debiti di Stato. Ha, almeno sulla carta, libertà di manovra. La Cdp di Claudio Costamagna e Fabio Gallia dovrebbe garantire una bad bank che acquisti i 360 miliardi di crediti deteriorati e li rivenda a buon prezzo alle società specializzate nel recupero crediti. In questo modo alleggerirebbe i bilanci bancari e le banche potrebbero riprendere a finanziare l’economia.

Inoltre il governo dovrebbe nazionalizzare un grande istituto di credito, come Monte dei Paschi di Siena, per finanziare subito la ripresa, gli investimenti e l’occupazione. In Germania e Francia molti istituti di credito nazionali e locali vedono già la partecipazione azionaria dello stato: in Italia invece lo stato si è ritirato completamente da tutte le banche lasciando il passo ai capitali internazionali. Il risparmio nazionale rischia di finire completamente in mani straniere. Soprattutto a causa dei vincoli europei. Infatti la Commissione Ue contrasta la creazione della bad bank bollandola come aiuto di Stato (dopo che la Germania ha già dato 250 miliardi di aiuti pubblici alle sue banche).

La Cdp ha però un vincolo oggettivo: non può assolutamente mettere a rischio i soldi dei risparmiatori postali. Ha quindi bisogno di trovare sul mercato nuovi finanziamenti per decine di miliardi, non solo per risollevare il sistema bancario ma gran parte dell’industria strategica nazionale che sta passando in mani estere (vedi i casi di Telecom Italia e dell’Ilva). Come trovare nuove ingenti risorse? Finora la soluzione prospettata da Cdp è di puntare alla partnership con il capitale straniero e con i fondi sovrani esteri. Ma esiste anche un’altra soluzione: potrebbe emettere miliardi di obbligazioni a lungo termine (per es. 20 anni) garantite dallo Stato. Grazie all’accordo con il Tesoro, le obbligazioni Cdp dovrebbero anche essere accettate dallo Stato nel medio termine (per es. dopo 3 anni) come sconto fiscale pari al loro valore nominale. I titoli Cdp non subirebbero allora oscillazioni e svalutazioni, in quanto pienamente garantiti per “pagare le tasse”. Sarebbero particolarmente convenienti per l’emittente e sicure per gli acquirenti.

Lo Stato, in cambio della garanzia ad accettare i titoli Cdp per il pagamento del fisco, otterrebbe un credito verso la Cdp pari al valore delle obbligazioni utilizzate come sconto fiscale, più ovviamente un interesse. Lo stato non aumenterebbe il debito pubblico e la CDP riuscirebbe finalmente a finanziare nuovi investimenti e ad attuare una efficace politica industriale.

Non si è mai usciti dalle crisi senza politiche di deciso intervento pubblico. E’ ora che governo e forze politiche si sveglino e ci facciano uscire dalla crisi in cui l’Europa dell’euro e la Merkel ci hanno cacciato.

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