Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ha picchiato Corrado Formigli perché ha intervistato Roger Waters al suo posto. Altre considerazioni.

1. Roberto Mancini ama così tanto il calcio che ieri, giocando persino peggio del solito (opera in sé difficilissima), ha perso apposta per dare agli altri l’illusione della suspense. In questo modo ha ridato entusiasmo a un ambiente che, ormai, guardava alla sua Inter come alla Grande Ungheria di Puskas o al Vitiano del 94/95. Bravo Mancio.

2. Candreva, che ieri ha giganteggiato, ha fatto quel che accadeva in Lost. C’era sempre uno che, nelle prime stagioni, doveva digitare la stessa sequenza numerica nel computer del Cigno e premere Execute, altrimenti le conseguenze sarebbero state catastrofiche. Metaforicamente parlando, Candreva ha digitato ieri quella sequenza affinché il “calcio del bene” – chi guarda anche alla bellezza del calcio, su tutti Napoli e Fiorentina – trionfi un giorno sul “calcio cinico e crudele”. Candreva avrà per questo i ringraziamenti di molti, ma a maggio vincerà comunque l’Inter. Magari con Candreva tra le sue fila (Mancini vuole anche lui, dopo avere imposto alla società 374 acquisti tra agosto e settembre).

3. Assai ingiuste le critiche a Felipe Melo. Il rigore è un placcaggio di ottima fattura e, soprattutto, l’espulsione è la riproduzione fedele della “Mossa del Muflone infoiato carpiato”. Quando è in amore, il muflone fa così: prima prende a calci il rivale e poi, sperando con ciò di aggraziarsi l’amata e garantirsi dunque la copula, volteggia nell’aere con maestria. Io non lo sapevo, ma l’altro giorno ce l’ha raccontato Travaglio in redazione. Felipe Melo, che ama molto la natura, ieri non ha fatto altro che tributare il mondo faunistico. Shine on, Felipe.

4. Ieri mi ha telefonato Lerner. Stava scrivendo un’agiografia di Maria Elena Boschi di 870 pagine con prefazione di Karina Huff. Già che c’era, Gad mi ha anticipato la trama della festa dell’Inter a maggio. Lui leggerà l’Internazionale Socialista aggiornata da Rondolino, in un tripudio di coriandoli e tigelle al cardamomo. Severgnini farà poi un monologo su come già a sette anni riuscisse a pettinarsi in quel modo. Gran finale con l’allegro Vecchioni, che canterà Luci a San Siro in 74 versioni. Compresa una mazurka arrangiata da Medel. C’è grande attesa.

5. A proposito: Medel. Mancini, che come noto ama il bel calcio, ha dato ieri la cabina di regia a Melo e Medel. Perfetto. Un po’ come fare un simposio sulla politica e contattare Picierno e Gasparri come relatori.

6. Nel gran ballo degli allenatori traballanti senza motivo, hanno vinto tutti: Garcia, Mihajlovic e Pioli. Sempre più surreale la situazione di Garcia, reo di cose gravissime: avere perso in Coppa Italia (che di solito per i tifosi conta meno di un tweet di Facci), essere a 4 punti dalla vetta, essersi qualificato in ottavi. Merita la fucilazione, certo.

7. Allegri che imita Hulk è un’immagine che serberemo nel cuore. Ha ricordato Pozzecco – sempre lode – in panchina a Varese e Capuano che si strappa la camicia in conferenza stampa. Bei momenti. Intanto la Juventus è alla settima vittoria consecutiva. Applausi.

8. A Firenze amano criticare Paulo Sousa per ogni cosa. Firenze è una città tanto meravigliosa quanto strana: ha sopportato Renzi e sopporta (anzi addirittura vota) Nardella, però se Paulo Sousa perde col Carpi in Coppa Italia o fa qualche turnover di troppo lo criticano neanche fosse stato vicepresidente di Banca Etruria. Nel frattempo Paulo Sousa, su cui nessuno avrebbe puntato d’estate, è a un punto dal primo posto. Gioca splendidamente. Borja Valerio è il Musagete, Ilicic dona letizia e Kalinic segna pure quando non vuole. La Fiorentina non vince uno scudetto dalla guerra fredda: non converrebbe avere un po’ di umiltà e pazienza, visto che per la storia della Fiorentina arrivare terzi sarebbe già un evento?  Chi vi capisce è bravo.

9. Che Gue Sarri ha ottenuto a Bergamo una vittoria pesantissima. Il Napoli veniva da un punto in due partite e l’Atalanta era uno scoglio non comune. Missione compiuta, Commodoro Marxista. Noi siamo con te, anche se quelle tute in simil-acetato erano già fuorimoda ai tempi di Beruschi.

10. A fine primo tempo Mihajlovic era esonerato, a fine partita – dopo avere spezzato le reni al Frosinone – era uno che “in fondo se avevamo vinto con Carpi e Verona eravamo a pari merito con la Roma”. La verità sta nel mezzo. Il mezzo è che il Milan è lento (infatti lo “guida” Montolivo), che ogni volta il Camerata Miha cambia modulo, che se non inventa qualcosa Bonaventura addio. Per ora è una stagione da 5.5. E la squadra resta da sesto-ottavo posto.

P.S. Mi ha appena scritto Lerner: “Andrea, alla festa di maggio ci sarà anche il tuo amico Nardella. Suonerà il banjo nel bis con Vecchioni”. Scusa, dico io, ma Nardy (io lo chiamo così) non tifa per la Fiorentina? “Lui tifa per chi vince, lo sai”. Sì, lo so. E quale canzone suoneranno? “Barbapapà”, risponde lui. “Però acustica. Giusto per dare più intimità alla serata. Vieni anche tu, vero?”. Ho già preso due biglietti. Per me e per Roger Waters.