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Ai funerali di Armando Cossutta, mi ha commosso la foto di Lucio Manisco che alza il pugno chiuso impettito e orgoglioso. E tutt’intorno un mondo serio, grigio e triste. Credo, non solo per la circostanza, il saluto ad un compagno, elegante e col rigore di altri tempi, ma per la tristezza dovuta al fatto che quel pugno alzato stia per essere dimenticato. Eppure il pugno alzato degli olimpionici di colore, ancora viaggia in rete più attuale che mai.

La sinistra invece, sembra aver perso l’affetto verso quel gesto dietro il quale ci sono sacrifici, lotte, speranze, insieme a fallimenti, tradimenti e opportunismi. Il pugno chiuso non è una mano alzata, non è una V con le due dita, non è un ok, e neanche un like preconfezionato. Non è la faccina con la lacrima. Fuoriesce dalla semantica moderna, tornando in rare occasioni e mostrandosi come racchiudesse un cuore sanguinante provocandoti un dolore strano: il mal di memoria.

A volte lo vedi sui muri di qualche città, quasi sempre in orizzontale però, mai in verticale. Ma quando spunta come nel saluto a Cossutta, ti riecheggia una voce dentro che chiama tutti “dai campi e dalle officine…”. E’ l’ombrello sotto il quale si sono riparate parole vuote le cui ceneri oggi raccogliamo con mani nude: Riformismo? (ma cosa vuol significare oggi!) Rivoluzione? (google ne ha fatte almeno tre in pochissimi anni) Socialità? (e Facebook?) Comunità?

Ognuno vi ha collocato sotto quello che voleva, ma tutti, proprio tutti sono d’accordo su una parola che con esso, col pugno chiuso è fusa eternamente: Lavoro. Se si potessero indicizzare e googlare tutti gli interventi di Cossutta, scopriremmo che questa parola è stata la più utilizzata. Se cercassimo l’accostamento tra il pugno e questa parola troveremmo, forse la spiegazione a tanti perché. Oggi, non ha voce questo simbolo, perché non ha voce il lavoro. Pochi ormai lo inseriscono al primo posto delle emergenze: la Costituzione e a seguire pochissimi leader di sinistra.

Eppure se si pronunciasse la parola col pugno alzato si creerebbe panico nelle piazze, nei campi, nelle moderne officine (call center… immaginatevi tutti dietro quelle postazioni simili alle batterie degli allevamenti col pugno chiuso alzato). E invece compare di rado, forse solo ai funerali di grandi leader, come a stringere un’anima che non vuole dissolversi nell’aria. Ma il pugno chiuso rimane tale e non si apre per annunciare un arrivederci, un ciao; non può indicare una slide. Si stringe forte pompandoti il sangue, ti ricorda che sei uomo tra uomini e che nessuno potrà mai essere più uomo di te violando i tuoi diritti. E allora…nessuno si vergogni o si dimentichi di alzarlo quel pugno! Ce ne ancora bisogno, oggi più che mai.