Ci siamo conosciuti in una fabbrica abbandonata, vicino alle rive del Brenta, scrivevamo sui muri”, questo l’incipit di un’amicizia che dura da vent’anni ed è ora diventata la solida base di una start up dal sapore tutto veneto. Tomas Bordignon e Nicola Mascarello, giocavamo a fare i writer e si allenavano nei campetti da basket a Bassano del Grappa. Ma la stessa creatività che usavano sui muri, adesso la utilizzano per i loro prodotti. “L’arte ti rimane dentro- spiegano- e diventati grandi, abbiamo pensato di esprimerla attraverso Punto Soave”. Un designer e un sommelier insieme per creare un business inedito, “perché ogni piatto ha bisogno delle sue misure e noi, i Sarti del Gusto, creiamo un abito apposta per la ricetta”.

Tomas e Nicola, come nasce Punto Soave?
Dall’amicizia che ci lega da venti anni. Abbiamo sempre condiviso esperienze artistiche, prima nell’ambito della street art, ora con con la nostra start up.

Venite da due ambiti totalmente diversi voi, giusto?
Sì. Io vengo dal mondo della ristorazione, faccio il sommelier a La Siriola di San Cassiano (BZ ndr.) dallo chef Matteo Metullio e lui da quello del design.

E come mai avete deciso a un certo punto di cambiare vita?
Io (Tomas ndr.) per lungo tempo mi sono occupato di metalmeccanica, di fissaggi per termosifoni. Ma la passione per il design è sempre rimasta. Per conto mio producevo sedie, sgabelli. Quando poi Nicola ha iniziato a lavorare in alta Badia in ristoranti gourmet, abbiamo cominciato a parlare di Punto Soave.

Cosa vi ha fatto decidere a un certo punto di provarci?
Il confronto con i cuochi. Abbiamo iniziato a vedere che Punto Soave piaceva. Abbiamo pensato a quel punto: perché non fare piatti su misura a beneficio dello chef e dell’utilizzatore finale?

E chi sarebbe l’utilizzatore finale?
Tutti noi. Andiamo in un ristorante, accendiamo la tv e vediamo uno chef che fa una ricetta. Con Punto Soave è possibile riprodurre non solo la preparazione, ma anche l’impiattamento. I Sarti del Gusto seguono dunque due strade: si rivolgono agli chef e creano per loro collezioni personalizzate e pensano poi alla vendita e, perché no, all’affitto dei piatti.

Quindi state pensando anche all’affitto per il privato?
Sì e non solo. Potrebbe essere un’idea anche per i ristoranti che farebbero un investimento determinato nel tempo. Seguendo la stagionalità delle materie prime, le ricette in carta cambiano spesso. Quindi il ristoratore potrebbero decidere di prendere in affitto il piatto da noi a seconda della stagionalità delle ricette preparate.

Chi vi fa i piatti?
Gli artigiani veneti. Vogliamo dare risalto all’aspetto artigianale. Per questo dietro ai nostri prodotti non c’è solo il logo di Punto Soave, ma anche quello  dell’artigiano. Mio nonno (Nicola ndr.) diceva sempre “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”. Noi facciamo fare.

Cosa pensate di questo exploit della cucina negli ultimi anni?
Ora la cucina va più di moda. Da designer ti diciamo che è un bene. Ma le mode si fermano a una patina superiore. La gente vuole quello che vede in tv, ma non comprende. Per la nostra attività potrebbe essere un bene, visto che parliamo di cose, di piatti. Ma se pensiamo alla cucina la cosa cambia. Io, come professionista del settore, dico che c’è tanta superficialità.

Quanto è difficile creare una start up oggi?
Non eccessivamente.

Quindi è una valida idea in un periodo di crisi?
Sai qual è il problema? Tutti piangono perché manca il lavoro, ma se tu vuoi fare una cosa, trovi il modo di farla. Le crisi sono cicliche ed è bene che ci siano. Non ha senso che ogni generazione si blocchi davanti alle difficoltà. Noi pensiamo che sia una sorta di selezione naturale economica.