Diego Abatantuono di meridionali emigrati al nord ne ha interpretati tanti. Stavolta però è ricco e non ha problemi, se non quelli che gli danno i suoi tre figli – interpretati da Andrea Pisani, Matilde Gioli e Francesco di Raimondo – talmente avvezzi agli agi e al benessere economico con il quale ha cercato di compensare la sua assenza, da diventare quasi tre idioti. Così lui, Vincenzo, cerca di rimediare con un escamotage bello pesante. Accade in Belli di papà di Guido Chiesa, occasione per parlare con l’attore milanese di figli, di padri e di cinema.

Spesso nel rapporto con i propri figli si sostituisce l’amore con il benessere pensando che l’importante sia che a loro non manchi niente di materiale…
Un padre dovrebbe educare i propri figli, se non te ne puoi occupare meglio non farli. Poi ci sono delle vicissitudini della vita per cui ognuno può essere più o meno presente, e allora magari se sei assente perché lavori e sei ricco capita spesso, e anche inconsciamente, che condividi i tuoi traguardi e risultati economici con i figli, quindi compensi con il denaro e dando loro molto benessere, ma è solo un compenso economico mentre la tua presenza è molto più importante e vale certo più del denaro nell’educazione dei figli. In altre famiglie il denaro non c’è, ma l’assenza dei genitori porta gli stessi risultati, anche se in maniera diversa.

Lei ha tre figli, due maschi e una femmina proprio come nel film…
E pure della stessa età, ma loro sono fantastici, tre bravi ragazzi con cui mi trovo benissimo e con i quali ho fatto bene sin dall’inizio. Peraltro io non sono certo ricco come Vincenzo, ma mi rendo conto che quando ti abitui a stare bene con un tenore di vita alto, poi è molto più difficile abbassarlo, mentre è molto più facile alzarlo dal basso. Vale per tutte le famiglie perché ognuna ha il proprio alto e il proprio basso e questo ai figli va insegnato. Io sono convinto di aver fatto un ottimo lavoro con i miei e visto che nella vita può succedere di tutto, spero siano anche attrezzati ad abbassare un po’ il loro tenore di vita, se necessario.

Che aria tira in casa Abatantuono?
In casa mia si vive come sul set e quindi come nei film, cerco di essere sempre molto allegro, il clima è sempre ironico e da presa in giro, al punto tale che ha rischiato anche di essere un problema e forse qualche problema a volte l’ha creato. Devi sempre aver presente e analizzare i caratteri dei tuoi figli, non è che tutti sono o devono per forza essere brillanti e con la risposta pronta. Io però ho cercato di essere il più possibile me stesso e loro sono diventati tre bravissimi ragazzi, insomma, e in qualche modo ho portato a casa il risultato.

Ma è capitato che il suo lavoro la tenesse lontano da loro?
Se in quarant’anni di carriera avessi scelto sempre dei film che mi avessero tenuto lontano dalla mia famiglia allora sì, come qualcuno fa anche di proposito, probabilmente perché a casa non sta benissimo. Io invece a casa stavo e sto molto bene e ho cercato di frequentare i miei figli il più possibile, me li sono portati spesso anche sul set quando giravo all’estero. Credo di aver fatto del mio meglio, anche se bisognerebbe chiederlo a loro. Il mestiere dei genitori è uno dei più difficili, e certo non è una frase nuova, ma è un’avventura che va vissuta con la voglia di fare bene. Poi tutti commettono degli errori, ma tutti possono tornare indietro, la chiave è cercare di far qualcosa per cambiare.

E con suo padre invece che rapporto aveva?
Fantastico, proprio bello, con tutte le tematiche di cui sopra sull’assenza, dovuta però non tanto al lavoro quanto al fatto che mio padre è uno che si è goduto la vita e io l’ho molto stimato, e mia madre ha fatto molta fatica e io l’ho molto stimata. Però sono stati i valori determinanti che hanno fatto sì che io sia una persona di qualità, almeno secondo me e secondo i miei figli, e questo per me è più che sufficiente.

Anche questo film l’ha riportata in Puglia dove suo padre è nato… 
Nel Salento ho girato per due anni la serie TV Il giudice Mastrangelo e altri sette o otto film, in più sono di origine pugliese perché, appunto, mio padre è di Vieste, per cui mi sento sempre di tornare a casa. Credo anche di aver contribuito a dare un certo impulso a questa nuova energia che ha la Puglia proprio con Mastrangelo che peraltro ritengo fosse un’ottima operazione e che mi da ancora tante soddisfazioni visto che tutti mi chiedono ancora quando lo rifaremo. Quella serie era veramente una campagna meravigliosa, uno spot fantastico e se la Puglia ha tanto successo e molti film si girano lì, spero sia un po’ anche grazie a me.

Due temi importanti quindi in questo film, come la famiglia e il lavoro, ma trattati con leggerezza e anche con un po’ di esasperazione…
Il cinema deve raccontare fatti importanti e sorprendenti: io una volta ho visto un film in cui non succedeva niente, era fatto benissimo ma mi sono rotto i maroni tutto il tempo. Perché la tematica deve essere importante anche se poi può essere trattata con leggerezza, con un po’ di commedia e anche con toni esasperati. Poi se alla fine porti a casa un finale malinconico dove magari ci scappa pure la lacrima, credo sia un punto di vantaggio. Il cinema che mi piace è proprio quello in cui si riesce a trattare un argomento serio con ironia.

E poi che altro cinema le piace?
Quello che viene bene, che è ciò che distingue un bel film da un brutto film a prescindere dal genere e dal periodo storico. Ovviamente il mio preferito è la commedia, quella dei grandi nostri predecessori inimitabili come Scola, Monicelli, Sordi, Gassman, Tognazzi, che è un punto di riferimento. Poi faccio i film che mi propongono: se mi offrono un film d’autore lo faccio muovendomi all’interno in modo diverso. Il vantaggio e lo svantaggio di questa fase di età è che magari vanno analizzati un po’ meglio, sennò rischio di fare film che ho già fatto. E anche i miei personaggi sono sempre diversi e diversi da me, ho fatto pure l’interista…