cop (3)“Il primate d’Italietta”. È una delle tante possibili definizioni di Papa Francesco scelta dal vaticanista Iacopo Scaramuzzi nel suo libro Tango vaticano (Edizioni dell’asino) per sottolineare la differenza abissale tra Bergoglio, indiscusso leader mondiale, e la politica e la chiesa della Penisola. Scaramuzzi, che scrive principalmente per Askanews e Vatican insider, leggendo in modo sinottico la cronaca di questi primi due anni e mezzo di pontificato, ma mettendo in parallelo anche il background dell’arcivescovo di Buenos Aires divenuto Papa, riesce a tratteggiare un ritratto per certi aspetti perfino inedito di Bergoglio. “Papa Francesco – scrive il giornalista – non è un rivoluzionario in dottrina. Non contraddice certo il catechismo, non ha idee liberal su vita e famiglie, ma, questa è già una rivoluzione, non è ossessionato dalle tematiche che incrociano la sessualità, parla di poveri e di disoccupati, più che di aborto e contraccezione, è preoccupato di andare con misericordia e missionarietà verso il ‘popolo di Dio’, invece che rampognarlo con precetti morali”.

Particolarmente interessanti ed efficaci sono le pagine del libro in cui Scaramuzzi focalizza il rapporto di Bergoglio con la politica italiana. Pagine che acquistano maggiore valore anche alla luce dei rapidi stravolgimenti dello scenario parlamentare del Paese con la frammentazione dei cattolici tra partiti e partitini e correnti di potere e lo scontro a distanza tra il Papa e l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino sul mancato invito vaticano di quest’ultimo all’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia. Ma anche i rapporti tra il Vaticano e Palazzo Chigi con il Giubileo straordinario della misericordia ormai alle porte, e tra la Santa Sede e il Colle più alto di Roma dove è tornato a risiedere un cattolico praticante. “Al Quirinale, ospite di Giorgio Napolitano, – annota Scaramuzzi – Bergoglio si presenta, mitemente, da pastore, e si scalda solo quando, dopo un estenuante cerimoniale, incontra i dipendenti dell’amministrazione. Con Matteo Renzi la scintilla non scocca mai”.

“Salutato tradizionalmente da un ministro o dal presidente del Consiglio in persona alla scaletta dell’aereo quando lascia l’Italia o quando vi fa rientro, il Papa, – scrive il giornalista – per la prima volta da quando un Papa viaggia all’estero, cioè da Paolo VI, non vuole più ministri all’aeroporto. Addirittura, – sottolinea Scaramuzzi – quando muore Giulio Andreotti, il ‘cardinale laico’, di oltre mezzo secolo della politica italiana, Jorge Mario Bergoglio toglie la firma dal telegramma di cordoglio. Da ultimo, il Papa convoca un Giubileo straordinario della misericordia (che, curiosamente, si svolgerà, dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, in parallelo al maxi processo a ‘mafia capitale’), evento spirituale che coinvolge però tutto il Paese, e i vertici istituzionali italiani, dal sindaco di Roma Ignazio Marino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella passando dal premier Matteo Renzi, lo apprendono dalla televisione. Non sarà Francesco – precisa ancora il vaticanista – a riscrivere il Concordato con l’Italia, ma, materialmente, il rapporto con il Belpaese cambia nella misura in cui il Papa argentino ripensa il Vaticano, che ha soprannominato ‘l’ultima corte europea’ (sottinteso: da smantellare)”.

Scaramuzzi non ha dubbi: “Papa Francesco, è un equivoco in cui cadono diversi osservatori, vuole una Chiesa italiana lontana dagli affari e dalle alchimie parlamentari, ma non disdegna affatto la politica. Lui stesso è intervenuto, e pesantemente, in svariate questioni di attualità. Basti pensare ai suoi viaggi in Italia, in ognuno ha toccato un dramma sociale: l’immigrazione (Lampedusa), la disoccupazione (Cagliari), la ‘ndrangheta (Cassano), la camorra (Napoli)”. Un capitolo importante del libro è dedicato alla lotta di Bergoglio alla pedofilia nella Chiesa ereditata da Benedetto XVI. Scaramuzzi sottolinea che “ogni abuso sessuale è un abuso di potere. Compiuto da una mente malata, accettato da un superiore che non se ne scandalizza, tollerato da un’omertà ambientale tanto più solida quanto più una confessione è maggioranza, cultura indiscutibile, relazione sociale. La caccia alle streghe, allora, non serve. Rischia di tramutarsi in una sanzione che colpisce solo chi, magari, è diventato pedofilo perché è stato abusato da bambino”.

Per il vaticanista, dunque, “la Chiesa deve chiarire se, seguendo l’accenno di Papa Francesco ai seminaristi, è disposta ad avere pochi preti ma buoni. A non contrastare il calo di vocazioni spalancando le porte dei seminari o tenendo in servizio, come si è fatto nei decenni passati, sacerdoti criminali, ma reinventando la propria presenza in un mondo diverso da quello di cinquanta anni fa. A mandare via, misericordiosamente, i candidati sbagliati al sacerdozio. A essere maggioranza relativa nei numeri, magari, ma umile per fedeltà a Cristo. Sale della terra più che sistema di potere”.