Le cattive notizie non vengono mai da sole. Il 6 novembre esce Simili, nuovo album di Laura Pausini, anticipato dal già noto Il lato destro del cuore, scritto per lei da Biagio Antonacci. A distanza di quindici giorni, il 21, arriverà nei negozi l’imponente Greatest Hits del cantautore di Rozzano, dal sintomatico titolo Biagio. Una raccolta dei suoi successi che include anche quattro hits, a partire da Ci stai, prodotto da Michele Canova. Nella versione Deluxe della raccolta, un triplo, tenetevi forte, anche un libro che contiene poesie e disegni dell’artista. Il tutto a due anni da L’amore comporta.

Ora, a parte la sperimentazione linguistica estrema tentata da Antonacci proprio nel brano scritto per la Pausini, primo tentativo di scrittura di un testo utilizzan do Ruzzle, trovata degna di nota,  l’idea che si possa mettere insieme un triplo album di canzoni di Biagio e poi chiamarlo tra le righe Greatest Hits toglie il fiato.

Partito bene, con la produzione di Ron e una scrittura intima, vagamente stinghiana, da anni, ormai, dai tempi di Iris, il nostro si è buttato su un genere: canzoni che piacciono alle donne in virtù del fatto che a cantarle sia un piacione, che non meriterebbe, in sé, parole nella sezione musica. Canzonette per far sognare ragazze e soprattutto signore. Uno, ascoltandole è legittimato a pensare questo. Del resto, se non punti sul piacionismo non fai quei video, in cui sei lì, scalzo (Biagio a volte è scalzo anche in scena), lo sguardo ammiccante, il sorriso malinconico di chi cerca coccole.

La faccenda potrebbe anche finire qui.

Ma in questi giorni i social hanno reso virale una intervista ad Antonacci di quattro anni fa che merita una riflessione. È un’intervista di Andrea Laffranchi, uscita quindi per il Corriere della Sera. Sul titolo, giustamente, sta ironizzando ancora oggi chi sta dentro l’Internet: “Antonacci riparte dal rock: “Basta con il sex symbol””. Dunque, in una sola frase viene detto che Biagio avrebbe a che fare con il rock e che sarebbe pronto a riunciare al suo essere un sex symbol. Nel catenaccio (quelle frasi che servono a spiegare meglio cosa viene poi detto in maniera più estesa nel pezzo), si parla di PFM e Area.

Davvero Biagio Antonacci ha pensato, mentre scriveva una delle sue hit presto raccolte in Biagio, di passare al rock? Davvero ha creduto, per dire, che un Patrizio Fariselli o Franco Mussida avrebbero mai considerato una sua canzone qualcosa di includibile in uno stesso disco insieme con le loro? Davvero ha pensato che avrebbe potuto mettere dentro un Greatest hits poesie e disegni e essere preso sul serio come rocker? Per questo, si suppone, ha sparato in copertina la sua foto, con tanto di lingua fuori dalla bocca, perché è un rocker degno di dialogare con il prog italiano, non perché è un sex symbol che, invece che recitare in Elisa di Rivombrosa fa canzoni.

Tornando all’intervista, riferendosi a Fossati, Antonacci dice: “Mi auguro di avere lo stesso coraggio di mollare quando sarò attivo e non perché in declino.” Ecco, Biagio, sappi che noi ti siamo vicini e se anche oggi volessi fare questo salto faremo il tifo per te. Non esitare.