I Comuni non possono trascrivere i matrimoni omosessuali contratti all’estero. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro l’annullamento disposto dal prefetto a Roma “perché la legge prevede la differenza tra i sessi”. La sentenza, accolta tra gli entusiasmi del ministro dell’Interno Angelino Alfano (“Finalmente mi danno ragione”), ha creato numerose polemiche. A far discutere soprattutto è il relatore Carlo Deodato che, sul suo profilo Twitter, ha rilanciato più volte contenuti contro le unioni omosessuali e in difesa della famiglia tradizionale. Sulla sua pagina sul social network infatti compaiono i link alle iniziative delle “sentinelle in piedi” o contro “l’educazione gender” nelle scuole e sul profilo si definisce “giurista cattolico” e “uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi e società”. Dopo le critiche, intervistato dall’agenzia Ansa ha replicato: “Ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza”.

La sentenza del Consiglio di Stato annulla il registro voluto dal sindaco dimissionario Ignazio Marino. Altri amministratori, da Milano a Bologna, nei mesi scorsi avevano disobbedito trascrivendo le nozze gay contratte all’estero e si erano poi appellati contro gli annullamenti chiesti dai prefetti. Morale: no alle soluzioni “alternative”: per vedere riconosciute le coppie dello stesso sesso in Italia servirà l’intervento del Parlamento. Proprio il disegno di legge che riconosce le Unioni civili è appena stato incardinato in Senato e subito rimandato alla fine dell’anno, ovvero a dopo la discussione della manovra. “Dopo un anno di polemiche mi si dà ragione”, ha esultato il ministro Alfano, “sindaci non possono trascrivere le nozze gay e spetta ai prefetti vigilare”. E poi ha aggiunto in una nota: “I matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono previsti dalla legge italiana, pertanto le trascrizioni fatte dai sindaci sono illegittime”.

Se il Nuovo centrodestra di Alfano festeggia (“Finalmente la legge è stata rispettata”), sono gli attivisti a criticare la decisione. “La sentenza”, ha detto l’Avvocatura per i diritti Lgbt-Rete Lenford, “è un ritorno al passato e si dimostra una preoccupazione eccessiva nei confronti della politica laddove si pone un tema di ‘opportunità’ che non dovrebbe mai entrare in un’aula giudiziaria”. E in una nota ha ribadito: “La sentenza si pone in aperto contrasto con le pronunce della Corte di Cassazione sulla validità dei matrimoni contratti all’estero ed arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale”. E ha concluso: “Non condividiamo la decisione né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte europea dei diritti umani“.