Sorci Verdi, il bizzarro e ambizioso late show condotto da ieri sera su RaiDue da J-Ax, archivia la prima puntata. Lasciamo parlare i freddi numeri dell’Auditel: 485mila spettatori, 5,51% di share. Un risultato basso, che può solo crescere nelle puntate successive. Per quanto riguarda la resa televisiva di un personaggio come J-Ax, che televisivo non è, era evidente l’emozione del rapper.

Il passaggio televisivamente più interessante dell’intera puntata è arrivato all’inizio, con una tirata di J-Ax contro The Voice, il talent di cui è stato coach fino a pochi mesi fa: “Mi ricorderete perché sono stato giudice a The Voice. Ce l’avete presente? È quel talent in cui cantanti che sperano di realizzare dischi di successo giudicano talenti musicali che i dischi di successo non li faranno mai”. Stoccata velenosissima, preludio all’abbandono della poltrona di giudice, che però non va letta come una ribellione ingrata, visto che su The Voice, J-Ax ha ragione da vendere. Il discorso sui talent show, che il rapper ha successivamente affrontato anche con il superospite Maria De Filippi, è complesso e non può essere banalizzato come fanno alcuni detrattori senza se e senza ma, ma per quanto riguarda The Voice i risultati sono evidenti: qualcuno di voi ricorda il vincitore dell’ultima edizione? Ecco, abbiamo risolto la questione.

La superospite De Filippi ha spaziato dalla musica (“La amo molto. Oggi ascolto Fedez, Bob Dylan, Lou Reed. In passato i cantautori italiani”) ai temi caldi come unioni gay e legalizzazione delle droghe leggere (Nostra Signora della Tv è favorevole a entrambi), e la sua presenza è stata ovviamente la cosa più commentata sui social network dell’intero programma. J-Ax lo sa e, proprio sui temi “caldi”, ha scherzato efficacemente: “Politici, ascoltatela: lei ha molto più seguito di voi!”.

Sorci Verdi è un rischio calcolato. Può migliorare, risalire la china dell’Auditel e diventare un piccolo cult. Tocca a J-Ax e al suo gruppo di lavoro decidere da che parte andare, sfruttando al meglio la libertà che la Rai ha incredibilmente concesso loro. C’è una buona base di partenza, almeno nelle intenzioni. Ma la televisione, anche quella più rivoluzionaria e di rottura, ha regole stilistiche e di ritmo che vanno rispettate.