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Le motivazioni della sentenza di condanna in primo grado per la compravendita dei senatori, l’operazione “libertà” con cui Berlusconi poté sbarazzarsi di Prodi, non aggiungono molto in termini giuridici a quanto già ampiamente noto ma contribuiscono a spiegare con chiarezza quali fossero i mezzi persuasivi di cui si è avvalso in concreto il berlusconismo.

Nelle motivazioni si ribadisce come i tre milioni versati a De Gregorio, tramite l’intermediazione di Lavitola, perché contribuisse in modo determinante ad affossare due anni dopo la vittoria del 2006 il governo Prodi, provenissero dalle personali e immense disponibilità di B. tali da consentirgli di poter affrontare con sprezzo quei pagamenti corruttivi senza avvertirne il peso.

In questa apparentemente scontata considerazione e nella ricostruzione dell’evoluzione successiva del “mercato politico che ha visto le trattative tra un De Gregorio pressante ai limiti del ricatto con i vertici di Fi, dove spiccava Verdini, l’uomo delle liste, per tentare la ricandidatura, c’è buona parte del Dna di quel berlusconismo che il nostro presidente del Consiglio ha archiviato come “fattore di blocco” per l’Italia mettendolo sullo stesso piano dell'”antiberlusconismo”.

Il problema dei problemi del nostro paese secondo Matteo Renzi è stata la rissa ideologica permanente sul berlusconismo e sulla base di questa certezza ha ritenuto opportuno eleggere a suo indispensabile partner riformatore, non solo del Senato più pasticciato e incongruo mai concepito, ma molto presto probabilmente della giustizia, Denis Verdini, il giurista-legislatore ex macellaio che in effetti ci mancava.

Il fu plenipotenziario del Nazareno che si è messo in proprio perché “i tempi cambiano” ha le idee molto chiare sui rapporti che legano il Pd di Renzi che “non ha i voti in Senato” al suo nutrito gruppo di transfughi, unica risorsa per realizzare “quello che è giusto”. E anche sulla giustizia dove ha acquistato competenza sul campo dall’alto dei suoi cinque rinvii a giudizio: “va ribaltato l’attuale ordinamento giudiziario; bisogna dire basta alla gogna politico mediatica di cui è stato vittima e con cui ha già scontato tutto, per cui ben venga il bavaglio, e alle toghe rosse che sono esistite, eccome, e si sono accanite contro Berlusconi”.

Un programma riformatore di una novità e di una qualità veramente stupefacenti. E d’altronde per avere anche visivamente il senso dei “tempi che cambiano” e della assoluta discontinuità tra “il mondo nuovo” ed il ventennio che fu basta comparare il festino in aula per la caduta di Prodi con mortadella e champagne del 2008 con “i cosiddetti gesti sessisti” della compagnia di giro verdiniana, troppo laidi e miserevoli anche per le crapule di Trimalcione.