Papa Francesco apre la 70ma Assemblea Generale dell'Onu

Dal Newsweek che, alla vigilia del suo arrivo, si domandava se il Papa fosse cattolico, al New York Post che ha tramutato la sua testata in New York Pope. Nei titoli dei due giornali statunitensi c’è tutto lo straordinario successo, ben al di là delle più rosee aspettative, della visita di Francesco prima a Cuba e poi negli Usa.

Ascoltando gli scroscianti e ripetuti applausi e assistendo alle standing ovation che hanno tributato a Bergoglio sia i membri del Congresso americano , sia i rappresentanti delle Nazioni all’Onu  viene da pensare con rammarico a quei suoi miopi oppositori in Vaticano che vorrebbero bloccare la sua monumentale opera di riforma. Oppositori che, dopo il bagno di folla americano, il Papa troverà subito davanti a sé nell’imminente Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si aprirà il prossimo 4 ottobre.

Corvi e veleni di un Vaticano che, come insegna il Gattopardo, vogliono che “tutto cambi affinché nulla cambi”. Davanti alle immagini del trionfo americano di Francesco coloro che nei sacri palazzi sgranano la corona del rosario al contrario sperando che il suo pontificato finisca presto dimostrano quanto sia attuale la metafora della pagina evangelica che vuole che il grano buono e la zizzania convivano sempre nello stesso campo. L’opposizione a Bergoglio dentro le mura vaticane è opposizione alla Chiesa cattolica, al suo futuro, alla sua credibilità, alla sua autorevolezza morale mondiale, riconquistata a fatica e quasi persa durante la stagione di Vatileaks.

L’opposizione a Bergoglio è opposizione alla rifondazione della Chiesa, alla sua “conversione pastorale”, in ossequio al suo carisma originale, quello di essere “povera e per i poveri”. Carisma che già nel Duecento la Curia romana del tempo aveva sepolto sotto i fasti di una corte pomposa intrisa di potere, ricchezza e lussuria. Una Curia messa sotto scacco da un giovanissimo e poverissimo “ex playboy”, come lo definì Benedetto XVI in una catechesi, che riparò la Chiesa in rovina soltanto dimostrando che il Vangelo poteva e può essere vissuto in pienezza in ogni epoca della storia.

Non si tratta, infatti, di una favola per bambini, di un libro allegorico, ma di un compendio di insegnamenti validi per tutti in ogni tempo. Non è un caso allora se oggi Bergoglio, novello san Francesco, nel momento in cui ha accettato il “fardello episcopale”, secondo la celebre espressione di sant’Agostino amata da Ratzinger, ha scelto di assumere da Papa proprio il nome del poverello di Assisi. Un programma di pontificato condensato in nove lettere. Un programma che Bergoglio sta attuando con la velocità e la concretezza di uno storico riformatore. Un programma che non può essere bloccato da anacronistici oppositori curiali che pensano di rispondere alle sfide odierne delle famiglie del mondo, oggetto del prossimo Sinodo, proponendo la strada dell’astinenza sessuale per i divorziati risposati. Se la Chiesa è nel mondo, pur non essendo del mondo, non può essere fuori dal mondo. Francesco lo sa bene. Vietato perdere. La misericordia, al centro del prossimo Giubileo straordinario, sarà la risposta per l’accoglienza nel gregge ecclesiale dei divorziati risposati e dei gay.