Case confiscate dallo Stato e abitate da famiglie di camorristi. Sembra un paradosso e infatti lo è. Nella città dei pulcinella, della voce grossa, dei cortei anticamorra, delle manifestazioni a favore di telecamera e delle prediche cardinalizie anticlan si scopre che intere famiglie di camorristi nonostante provvedimenti giudiziari e sentenze passate in giudicato continuano tranquillamente e in serenità ad abitare, da almeno dieci anni, in appartamenti sequestrati e confiscati dallo Stato. Lo scandalo c’è e si vede.

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A gettare un po’ di luce su questa vicenda a dir poco vergognosa è stata l’Anbsc, l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che a seguito di un precedente articolo: “Napoli, case confiscate e sempre abitate dai camorristi. Ecco i ‘quartieri-Stato’” con una nota a firma del direttore Umberto Postiglione certifica e conferma che una serie di abitazioni abitate da esponenti della criminalità organizzata in vico Carbonari al rione Forcella sono da tempo confiscate.

Nello specifico si fa riferimento all’appartamento del civico 20 e in uso alla famiglia Giuliano cioè Luigi e Carmela De Rosa genitori di Salvatore, l’assassino di Annalisa Durante ma anche di altri tre fratelli tutti detenuti per l’inchiesta della “Paranza dei bambini” compresa la signora De Rosa. L’abitazione occupata dai Giuliano insieme ad altri immobili risultano “essere confiscati e già destinati e consegnati a favore del Comune di Napoli, da almeno un decennio, da parte dell’Agenzia del demanio. Si segnala, inoltre, che nell’ambito delle attività di monitoraggio condotte dall’Anbsc ai sensi del Testo Unico Antimafia, in data 02 luglio 2015 sono state acquisite dal medesimo Ente assegnatario formali rassicurazioni circa il concreto e fattivo utilizzo degli stessi cespiti da parte di Associazioni del Territorio”.

Sulla scandalosa vicenda sono stati interrogati anche i ministri della Giustizia e dell’Interno grazie a una interpellanza urgente con risposta scritta presentata dalla deputata del Movimento Cinque Stelle, Roberta Lombardi. La domanda è: come la mettiamo? Perché da almeno dieci anni si è consentito a famiglie di camorristi di abitare abusivamente in appartamenti confiscati e destinati a progetti sociali? Chi doveva liberare gli appartamenti? Perché non si è proceduto? Forse le istituzioni hanno paura di liberare le case abitate da criminali? Che dice la Prefettura? Perché si è permesso colpevolmente alla famiglia Giuliano e ad altri nuclei familiare di camorra di restare tranquilli e beati in quelli immobili di proprietà dello Stato per tutti questi anni? A che titolo ancora oggi ci vivono? Quando saranno buttati fuori? Lo Stato faccia lo Stato.

Occorre smantellare i “Governati criminali” e più che altro far rispettare le leggi. Come si può ignorare per oltre 10 anni sentenze di confisca di immobili destinati poi attraverso bandi a progetti sociali e di recupero del territorio? Questa guerra alla camorra la si vuole combattere si oppure no? La “liberazione” dalla dittatura criminale va organizzata, perseguita e realizzata con i fatti. Basta alibi, scuse. Non regge più il nascondersi dietro la scelleratezza burocratica, il menefreghismo e la farraginosità delle procedure. Al finto impegno di facciata ed a parole contro i clan manca un’azione di contrasto coordinata tra le istituzioni. Una colpa gravissima che qualcuno dei responsabili prima o poi dovrà darne pur conto.

Ora che la magagna è stata scoperta: famiglie di camorra occupano abitazioni confiscate da oltre 10 anni chi di dovere vuole intervenire? Vogliamo cacciare i “signori” di miezz ‘a via dai “loro” “quartieri-Stato”? La famiglia Giuliano domiciliata al civico 20 di via Carbonari al rione Forcella non ha diritto a restare in quell’abitazione. Se lo Stato c’è proceda con l’uso della forza pubblica e liberi quelle case della vergogna.