Centrale del Foro Italico, 10 settembre. Claudio Baglioni e Gianni Morandi sul palco insieme per un concerto, con i loro cento milioni di dischi venduti. Dopo settimane di attesa è finalmente partito “Capitani coraggiosi”, quello che si preannunciava come un evento epocale, forse l’appuntamento live dell’anno. Colpiva la distanza tra i due. Anche se per i più distratti non sono altro che due nomi di successo nel firmamento della canzone italiana, infatti, Baglioni e Morandi hanno una storia molto diversa. Sicuramente più autorale e riflessivo il primo; molto più spontaneo o interprete pop il secondo. Questo poteva essere un punto di debolezza – ma anche di forza – dell’intero progetto, in bilico tra l’incompatibilità e la complementarietà. Quaranta canzoni, per tre ore e mezza piene di evento live. C’è da dire però che chi ha costruito la cosa sapeva bene quali ingredienti usare per la riuscita.

Un concerto per far cantare la gente, un’apoteosi del pop italiano: uno spettacolo orizzontale come una celebrazione di parole, suoni e ricordi riconoscibili e comuni. Tutto questo nella storia di due sole persone sul palco, che si fa storia condivisa. Questo è “Capitani coraggiosi”, per come è stato pensato e realizzato. Si parte con i due che cercano di dimostrare quanto lo spettacolo sia equidistante e calibrato. Pronti-via e subito la canzone scritta per il sodalizio, “Capitani coraggiosi”, fa da sigla iniziale, come se l’intera cosa fosse stata pensata per uno spettacolo televisivo (e infatti).  Poi c’è l’alternarsi di brani in cui già si sente la distanza strutturale tra quelli di Baglioni (tra armonie rivolte e melodie inerpicate) e quelli di Morandi, ma il tutto si stempera, tant’è che i due giocano a intrecciare i propri stili. Si capisce quando dalla quinta canzone Baglioni va al piano da solo. Parte con il primo accordo e tutti si aspettano uno dei suoi brani immortali. “Avrai”? “Solo”? “I vecchi”? Nient’affatto. È “Grazie perché” di Morandi, che fa la sua magnifica figura con coriste e accompagnamento dell’eccezionale amico cantautore al seguito.

Altri momenti importanti sono l’esecuzione di “Poster”, con Baglioni al piano e Morandi al contrabbasso (diplomato in conservatorio). Per il resto, solo canzoni estremamente conosciute, come è giusto (e gusto?) che sia. Morandi ci mette una cosa che ha lui e altri due o tre nel mondo: la capacità di far sembrare “normale”, amicale, una esibizione che vuole essere epocale. Baglioni invece sembra che canti canzoni come se dovesse ogni volta dar l’esame di terza media. Ne viene fuori, qui sì, un completamento ben riuscito.

L’atmosfera è la stessa che abbiamo visto nelle ospitate televisive che hanno preceduto il concerto: molta ironia, sintonia tra i due, gioco a far sembrare (?) tutto un duello, e a prendere in giro chi ci spera, pur nella consapevolezza delle diversità. Vanno anche tra il pubblico, per un medley con la chitarra. Scene quasi da panico con persone che creano la ressa, ma tutto si risolve per il meglio.

Alla fine, tra duetti, comparsate e brani singoli dell’uno cantati dall’altro, “Capitani coraggiosi” si presenta come un evento pop mastodontico, non foss’altro che per la fama dei pezzi cantati dai loro artefici. Non ha senso star qui a elencarli: sono i più conosciuti dei due. È come se la scaletta fosse stata costruita con le canzoni più celebri di Morandi e quelle più “morandiane” di Baglioni. La cosa funziona, e alla grande. Farà storia.