foto Marina Silva

Nel post precedente “Brasile, tutto come prima se non peggio” ho esposto la piaga degli scandali brasiliani, la cui punta dell’iceberg, costituita dal colosso Petrobras e la diga di Belo Monte, coinvolge, oltre al Pt (Partito dei lavoratori) al governo, i maggiori partiti dell’arco parlamentare. Inoltre, la perdita di denaro pubblico aggrava la recessione economica. Marina Silva, candidata perdente alle ultime presidenziali, ha snocciolato alcuni dati: 8,5 milioni di disoccupati dal 2014, 3,5 trilioni di real di debito lordo, e l’inflazione che oltrepassa il 9,5 per cento.

Il record di 56mila omicidi raggiunto nel 2012, sembra in diminuzione negli ultimi due anni. Negli stati di Rio de Janeiro e Sao Paulo, il 15 per cento degli omicidi sarebbe attribuibile alla Policìa Militar e agli squadroni della morte.

Cabula, Osasco: due tappe del terrore in divisa

La sentenza-lampo (appena 5 mesi, un record assoluto in Brasile) con cui  la procura Generale ha assolto nove poliziotti, accusati di aver giustiziato a Cabula 12 ragazzi disarmati alla vigilia del carnevale di Salvador, non è stata una sorpresa. Ignorando l’inchiesta della procura di Bahia, che, dopo test balistici, aveva sancito la possibilità di un’esecuzione sommaria, il giudice Marivalda Almeida Moutinho ha dichiarato il non luogo a procedere.

Il nuovo corso non si ferma alle Squadre speciali. La notte tra il 13 e il 14 agosto, circa 20 persone sono state uccise a bruciapelo, in tre bar differenti di Osasco, e altre due comunità nello Stato di Sao Paulo. Secondo i testimoni presenti, le vittime sono state interrogate da un gruppo di giustizieri incappucciati. Dopo averle identificate come pregiudicati, costoro li hanno separati dal resto degli avventori, uccidendoli a freddo sul posto.

Anistia International, costola brasiliana di Amnesty, sostiene che l’aumento del 96 per cento, dal 2010 a oggi, degli omicidi comuni coincide con l’80 per cento di quelli extra-giudiziari, eseguiti da Policia Militar e vigilantes mascherati.  Gli Stati di Sao Paulo, Rio e Bahia sono al vertice degli omicidi polizieschi. Circa 2mila, solo in quello di Rio, a fine 2014.

Ce n’è per tutti: cinque giornalisti sono stati uccisi quest’anno. Si stavano occupando di inchieste riguardanti prostitute minorenni e abusi giudiziari. Dal 2013 il Brasile è terzo in questa triste classifica, subito dopo Colombia e Messico. Sono blogger, e conduttori radiofonici, come il caso di Gleydson Carvalho, assassinato a Camocim durante la sua trasmissione. Gli unici rimasti a indagare su scandali che invece la stampa di regime ignora o minimizza.

In galera a 16 anni

Il 2 luglio è stata approvata dalla camera dei Deputati la proposta di abbassare il limite della punibilità da 18 a 16 anni, con 323 voti contro 155. Per fa sì che la Costituzione sia modificata, dovrà essere sottoposta a una seconda votazione, e quindi andare in Senato per l’approvazione definitiva. Fortemente voluta dal Psdb (Partido da Social Democracia Brasileira) ma osteggiata da Dilma Rousseff, la nuova legge incontra il favore della maggioranza dell’opinione pubblica, terrorizzata dalle bande minorili che scorrazzano lungo il Paese. Il controsenso rimane però evidente: rinchiudere un ragazzino dentro un carcere per adulti preclude a costui la possibile riabilitazione; il contatto quotidiano con criminali incalliti, favorisce il passaggio del minore nei ranghi delle gang più spietate, senza via d’uscita.

Leggendo il rapporto di Anistia, la modifica non apporta alcun beneficio alla riduzione dei crimini: solo l’1 per cento degli omicidi è commesso da minori di 18 anni. Al contrario, sono i giovanissimi a pagare lo scotto più alto delle morti violente: Nell’anno-record 2012, 30.000 erano giovani da 15 a 28 anni, di cui il 70 per cento neri. Circa il 16% di tali omicidi fu opera della polizia.

Conclusioni

Dopo la fine della dittatura (1964-1985) partiti, giornali e network, fecero a gara per ripulirsi la coscienza, drasticamente compromessa con il regime; tra questi spiccarono O Globo e Rede Globo di Roberto Marinho, i media più diffusi nel Paese. Nel periodo a cavallo degli ultimi anni del ventennio, sorsero partiti con sigle sbrodolanti “a sinistra”. Tranne Psb, socialista, abolito nel 1965, tutti gli altri furono fondati dopo. Pt e Pmdb (Movimento Democratico) nel 1980, Psdb nel 1988. Quanto possa essere di sinistra il Psdb, almeno secondo i parametri nostrani pre-Tangentopoli, si è visto in questi anni. Il Pmdb raccoglie liberali, conservatori e nazional-populisti; un bel minestrone. E i Trabalhadores di Lula, appaiono alquanto sbiaditi nella versione Dilma. La minaccia di una restaurazione “di destra”, per usare un altro termine obsoleto, è invece assai più consistente

Foto di Marina Silva