Quando qualcuno ci regala un libro di oltre cinquecento pagine, a meno di non essere dei lettori infaticabili, ci preoccupiamo. Riusciremo a finirlo ci chiediamo? Sarà noioso? Ma non potevano pensare a qualcosa di più agevole? E via di questo passo. Ma il “Manuale del viaggiatore goloso” di Roberto Perrone (Mondadori, euro 22,00, pp. 544), una volta aperto e capito di che si tratta, cancella tutte queste preoccupazioni.

E, semmai, ne fa emergere di altre ma ben più piacevoli. Come faremo per visitare tutti i luoghi che sono indicati? E a mangiare in tutti questi posti segnalati, da semplici pasticcerie di paese a ristoranti di livello? Ma l’autore di questo gradevole e divertente volume, giornalista sportivo del Corriere della Sera, autore di numerosi romanzi, vincitore del premio Bancarella con “La cucina degli amori impossibili” (Mondadori, 2013), non ha scritto tutte queste pagine con la pretesa di fare viaggiare i lettori in giro per il mondo ma anche soltanto per far sognare ed invitare comunque i più a capire se magari dietro l’angolo di casa propria non ci sia appunto un luogo pieno di delizie che il buon Perrone si è prodigato ad indicare.

L’autore si è già fatto conoscere su questo fronte non solo con altre pubblicazioni, ma soprattutto con un appuntamento sulle pagine del quotidiano di via Solferino dove la descrizione dei cibi diventa un modo piacevole, ma anche culturalmente importante, per capire dove ci troviamo e che storia c’è dietro un piatto di pasta, un gelato, un dolce e via dicendo. Questo libro raccoglie gli articoli, circa 300, che sono stati pubblicati dal 2009 al 2014 compreso. Alla prima paginetta “Spiegazioni e ringraziamenti”, dove un particolare “merci” va a Laura Gagliardi “che si è sobbarcata il lavoro di revisione con pazienza certosina”, ringrazia tanti altri colleghi ed amici, compreso l’allora direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli.

Segue poi una introduzione dove Perrone spiega al “viaggiatore goloso” come ci si deve comportare nei confronti di luoghi e cibo e quali debbono essere i parametri di riferimento. Dieci punti assolutamente da rispettare per diventare un mangiatore e bevitore professionale dove primeggia tra le tante la regola che “money is not a problem”. Attenzione. Non equivochiamo, soprattutto in tempi di crisi. E’ solo un invito ad apprezzare di più le buone cose a scapito magari di qualche “smartphone” ultimo grido. Come fanno i francesi, per esempio, i quali, anche se non benestanti, una parte dei loro risparmi li dedicano a qualche lusso eno-gastronomico; oppure che un pranzo o un cena devono essere considerati dei momenti culturali, da vivere con un certo rispetto e dunque senza urlare.

Seguono poi i tanti articoli citati. Che cominciano da una puntata a Recco, Liguria, data 7 novembre 2009, con tanto di ristoranti, caffè e panifici indicati con indirizzo e numero di telefono, ivi compreso uno di Novi Ligure, che, ricordiamolo, è in Piemonte; e finiscono con tre paginette dedicate a panettoni ed affini, con indicazioni sparse per tutto lo Stivale perché quel dolce non è solo lombardo. In mezzo non mancano puntate fuori dai confini nazionali, vedi Francia, Spagna e Gran Bretagna, e continentali, visto che il nostro non risparmiandosi, ha trovato qualcosa di importante anche negli Stati Uniti e in Sudafrica, rispettivamente a New York e a Città del Capo. Un ultimo consiglio: se il posto non vi è piaciuto è buona norma non fare scenate. “La miglior vendetta è l’oblio” scrive Roberto Perrone. Meglio pagare, andarsene, non tornare e non far tornare. Non ci resta che augurarvi questa volta non solo buona lettura, ma soprattutto tanti “buon viaggio” e buon pranzo o cena. E buone degustazioni. Senza dimenticare di portare il manuale dietro, bussola necessaria per orientarsi nel mondo del buon cibo e del buon bere.