Duemilaottocento metri quadrati per una notte da re. Ma mica come un re qualunque, bensì come Luigi XIV, il terzo re di Francia e di Navarra della casata dei Borbone che ha fatto brillare la cultura francese in tutta Europa. Ebbene, basterà aspettare qualche anno e la Reggia di Versailles – simbolo degli oltre 70 anni di regno del Re Sole che governò dall’età di 5 anni nel 1643 fino alla sua morte nel 1715 – aprirà le sue porte agli ospiti che potranno permettersi di pagare cifre sicuramente da capogiro per provare l’ebrezza di essere nobili per qualche giorno, dormendo e vivendo nelle stanze che hanno visto passare Luigi XIV e la sua corte.

L’amministrazione di questo immenso monumento, proprietà dello Stato, ha infatti appena lanciato una gara d’appalto milionaria, rendendo disponibili tre edifici che il governo non può permettersi di restaurare – allineati uno dietro l’altro e posti a ridosso del limite esterno di Versailles, dunque al di fuori del circuito delle visite – per la loro trasformazione in un albergo di lusso.

Si tratta del Petit Contrôle, del Pavillon des premières cent marches e soprattutto del bellissimo Grand Contrôle, opera dell’architetto Jules Hardouin-Mansart, uno dei favoriti di Luigi XIV, dove dal 1723 alla Rivoluzione francese lavoravano gli ispettori delle finanze dell’impero. Tre edifici abbandonati da anni, ormai in condizioni disastrose, che necessitano di soldi privati per tornare a risplendere e di diversi anni di lavori controllati assiduamente e obbligatoriamente dalla sovrintendenza.

In fondo basta solo che si faccia avanti qualcuno disposto a prendere in concessione per 60 anni 2800 metri quadrati di terreno e in grado accollarsi dai 4 ai 7 milioni di euro per rimettere a posto l’esterno dei palazzi e altri 4 per sistemare l’interno per un totale di circa 11 milioni di euro per catapultare i turisti in vacanza a Parigi in un vero e proprio sogno “regale”. E nonostante l’impresa possa apparire ardua, sarebbero già numerose le società interessate al progetto, unico per il prestigio, compreso il colosso AccorHotels, sempre che nel frattempo la polemica sollevata da questa prospettiva, non mandi tutto all’aria.

L’amministrazione di Versailles ha specificato che “l’iniziativa si inserisce nella politica di valorizzazione del patrimonio anche grazie allo sviluppo di attività economiche, portata avanti da anni dal ministero della Cultura“. “L’emblema della Francia sta diventando Disneyland – ha inoltre dichiarato Arnaud Upinsky, alla guida dell’associazione Coordination défense de Versailles – e questo non è un beneficio né per la città di Versailles, né per i francesi in generale. Ne approfittano solo i mercanti”.

E a lui si è aggiunto Florian Philippot, vicepresidente del Front National: “Il patrimonio appartiene ai francesi – ha scritto su Twitter –: basta con l’austerità e la mancanza di rispetto per la Francia“. Dunque se il progetto dovesse andare avanti, durante le visite guidate nelle lussuose residenze degli aristocratici, non servirà fantasticare ad occhi aperti sulla loro vita quotidiana nelle magnifiche stanze riccamente decorate, tra letti a baldacchino, sontuosi lampadari e soffitti a cassettoni, ma sarà davvero possibile vivere da re.