Ad Amazon si lavora in stile Grande Fratello orwelliano? Jeff Bezos smentisce e contrattacca. Il lungo servizio del New York Times in cui il gigante delle consegne online viene dipinto come un luogo di lavoro tutto incentrato sul controllo spietato dei dipendenti, mobbing, delazione tra colleghi e disumani orari d’impiego, è stato smentito dal magnate dell’industria mondiale dell’e-commerce (il 15esimo uomo tra i più ricchi al mondo ndr). “Non lavorerei mai in un posto del genere, così crudele e distopico”, ha spiegato Bezos rispondendo con una lunga nota interna inviata ai dipendenti alle accuse rivoltegli nell’altrettanto reportage fiume dei giornalisti del NYT. “Non è la Amazon che conosco. E soprattutto Amazon non tollera questa pratiche di gestione del personale incredibilmente insensibili – ha continuato – se venite a conoscenza di storie come quelle riportate dal New York Times segnalatele ai responsabili del personale o scrivere direttamente a me a jeff@amazon.com”.

Nel lungo servizio del NYT intitolato Inside Amazon: Wrestling BigIdeas in a Bruising Workplace, a firma di Jodi Kantor e Davis Streitfeld, grazie alle testimonianze dirette di oltre 100 tra ex ed attuali dipendenti si viene a conoscenza di un mondo aziendale schiavista e pronto a incentivare l’uscita di scena di chi per sua sfortuna si trova in condizioni di salute o familiari difficili. E fa molta impressione questa sorta di delazione soprattutto tra colleghi, con segnalazioni anonime sul vicino di scrivania o magazzino. L’Anytime Feedback Tool è un widget aziendale di Amazon che consente ai dipendenti di spedire elogi o critiche sui colleghi. Il caso di Elizabeth Willet, ex capitano dell’esercito americano in Iraq, è emblematico. Dopo aver avuto un figlio, racconta la donna al Times, si è accordata con il suo capo settore per un orario d’ufficio dalle sette del mattino alle quattro del pomeriggio, per poi andare a prendere il bimbo e tornare al suo pc più tardi a casa. Apriti cielo. I colleghi che l’hanno vista andare via e tornare più volte, hanno subito attivato il sistema di delazione e nonostante le apparenti rassicurazioni del capo area, alla donna è stato detto: “Non possiamo stare qui a difenderti se i tuoi colleghi stanno dicendo che non stai facendo il tuo lavoro”.

Elizabeth ha lasciato l’azienda dopo nemmeno un anno di lavoro. Ma non è solo il caso della Willet a far testo. Sono diverse le delazioni che finiscono per tagliare fuori persino persone che si prendono cura di familiari malati di cancro, donne con tumori al seno o che hanno subito un aborto spontaneo. A tutti è arrivata una qualche notifica di basse prestazioni aziendali al loro ritorno al lavoro con l’incentivo a fare di più “mentre i colleghi conducevano in porto ottimi affari”, magari dopo aver subito operazioni chirurgiche, trattamenti chemioterapici o aver pianto la scomparsa di propri cari.

La filosofia aziendale di Bezos, fondata sui “14 principi di leadership”, da elevatrice di risorse nel personale – molti sono i casi di chi interviene con una semplice idea buona per l’azienda e viene promosso in poche ore – finisce per mescolare pericolosamente il concetto di meritocrazia con la macchinazione e l’intrigo. “Ho visto quasi tutti i colleghi piangere almeno una volta chinati sulla loro scrivania” racconta un ex dipendente che ha resistito meno di due anni nell’azienda. Il NYT è spietato e non risparmia nulla a Bezos & Co., tra l’altro proprietario del quotidiano dirimpettaio Washington Post, ricordando che si arriva ad 80 ore di lavoro la settimana. Le testimonianze che si susseguono sul quotidiano newyorchese ricordano il magico mondo dell’azienda descritta nell’ultimo romanzo di Dave Eggers, Il cerchio (Mondadori) con tanto di campus onnicomprensivo per le famiglie.

Anche se diversi studi di settore segnalano che la permanenza media come dipendenti ad Amazon è di un anno, nel luglio 2015 l’azienda stima in circa 183mila i dipendenti attivi nei propri stabilimenti; mentre il valore dell’azienda risulta di oltre 250 bilioni di dollari con il sorpasso ai danni di Walmart proprio alcuni mesi fa. Negli ultimi mesi tra i brillanti manager dell’azienda di Seattle è stata sviluppata l’idea delle consegne dei prodotti venduti attraverso droni per arrivare ancor più vicini alle richieste del cliente. Attualmente il record di consegna Amazon pare risalga al 2013 quando dopo 23 minuti dalla richiesta online è stata consegnata ad una signora di New York l’introvabile bambola Elsa.