Un marito, un figlio, un cane, dà lezioni private e scrive di sport, ma la sua passione è combattere. Se assisti a un suo incontro o guardi le sue foto su Facebook mentre è in azione, un po’ di timore te lo incute, invece Maria Vittoria Colonna, atleta del team romano Hung Mun e medaglia d’argento ai mondiali di MMA (Mixed Martial Art) di Las Vegas l’11 luglio scorso, è una donna e una mamma dolcissima, anche se in arte si fa chiamare Deadly Butterfly.

Maria Vittoria, felice del suo argento?
Sono felice perché oltre che con il mio argento siamo tornati con due ori e tre bronzi e ci siamo classificati al secondo posto del medagliere dopo gli Stati Uniti e considerando gli investimenti e i pregiudizi che ci sono in Italia attorno a questo sport, l’aver superato nazioni con una tradizione molto più forte e radicata lo definirei davvero un risultato storico.

Ma quando nasce la sua passione per l’MMA?
Tanti anni fa. Avevo iniziato la kickboxing, che prevede pugni e calci sul ring, poi ho fatto alcuni incontri dipugilato e qualche anno fa sono passata alla gabbia, cioè all’ottagono, che è la dicitura giusta per indicare il luogo dove si svolgono i combattimenti, che poi in realtà non è che una rete protettiva che impedisce la caduta degli atleti dalle corde. Tuttavia sentivo costantemente la mancanza di qualcosa e desideravo sperimentare tutte le possibilità del combattimento che è proprio la base dell’MMA che vuol dire Mixed Martial Arts, quindi arti marziali miste, ed è una commistione tra judo, muay thai, lotta grecomana e libera.

Non è che aveva un po’ di rabbia repressa da liberare?
No guardi, io sono la persona più tranquilla del mondo, non si trattava e non si tratta della necessità di sfogare aggressività, anzi. Il combattimento è ragionato, tattico, strategico, non si va avanti se si inizia con la voglia di sangue e di violenza, non è quello che anima un combattimento di MMA.

E che cos’è invece?
Sicuramente la voglia di mettersi in gioco. Io l’ho sempre considerata una sfida con me stessa per migliorarmi, per questo ho sempre prediletto lo sport individuale che ritengo il modo migliore per superare le proprie debolezze perché ti trovi di fronte un avversario che ha la tua stessa voglia di vincere e come te si è preparato al meglio. Magari è un gioco un po’ spietato perché hai lo stesso 50% di possibilità di vincere e di perdere, però è una bella sfida che io ho bisogno di rinnovare ogni volta. Anche se ho dovuto rinunciare a molte cose dal punto di vista lavorativo.

Cosa intende?
Che ho detto no anche a contratti che potevano darmi più sicurezza economica, e quindi ora mi ritrovo a dover fare un po’ di tutto. Sono laureata in filologia greca e latina e ho fatto anche tutti gli esami abilitanti per insegnare alle private, così tengo lezioni private e corsi di recupero. E poi sono giornalista professionista e scrivo di ciò che mi piace fare, ovviamente: collaboro con alcuni giornali occupandomi di sport da combattimento e curo personalmente il mio sito mma-europa.com.

I suoi allievi la temeranno…
No, tengo le due cose molto distanti e non lo sanno neanche che sono una combattente, anche se alcuni mi hanno scoperto su Google…

Perché con questo sport non si mangia…
I proventi dai combattimenti sono proprio pochi, bisognerebbe combattere ogni settimana ma non è neanche pensabile. Adesso dopo l’argento ai mondiali diventerò professionista ed è già qualcosa in più, e voglio crederci come non ho forse mai fatto fino ad ora. So che non ci si vive, ma voglio comunque provarci.
La sua grande passione non le ha però impedito di crearsi una famiglia: lei ha un marito, un bambino e anche un cane…
Con mio marito Tiziano ci siamo conosciuti in palestra quando entrambi praticavamo il kickboxing, ora lui lo insegna ma non è mai stato il mio istruttore perché ci ammazzeremmo quotidianamente. Stiamo insieme da 17 anni, una vita, e ci siamo sposati un anno e mezzo fa: mi ha sempre seguito e appoggiato anche nelle scelte più difficili.

Avete anche un bimbo…
Si chiama Tommaso Leon e ha 3 anni. Per fortuna c’è l’asilo e soprattutto i nonni che ci danno una mano, ma anche lui ha tanta pazienza. L’ho portato al mio ultimo incontro e pensando che potesse restarne un po’ scosso ci eravamo preparati a portarlo fuori e a distrarlo con un gelato, invece alla fine del primo round si è tranquillamente addormentato, ed è segno che non è poi uno sport così traumatico neanche per un bambino. In realtà lo faccio anche un po’ per lui perché vorrei che sapesse di poter credere nei suoi sogni e portarli avanti senza paura, anche se sono sogni che non danno certezze. Vorrei essere un esempio per lui.

Che tipo di mamma è?
Mi definiscono un po’ autoritaria, invece sono dolcissima e lo riempio di baci. Però essendo quotidianamente viziato dai nonni, devo fare un po’ la parte di quella che tiene il punto, ma dura poco, alla fine sono una giocherellona.

Ricapitolando, la sua giornata tipo?
La mattina mi sveglio e porto fuori Shingo, il mio cane. Rientro e porto Tommaso all’asilo e poi vado ad allenarmi, tutte le mattine dalle 10 alle 13. Torno a prendere Tommaso che sta con me fino alle 16, poi lo porto da mia madre o da mia suocera perché vado a scuola a fare lezione fino alle 20, se invece è sabato e devo allenarmi ancora sta con il padre. E la sera siamo tutti insieme a casa stanchi morti.

Quindi si può fare e avere tutto?
Se hai una famiglia che ti sostiene, che crede in te, che è orgogliosa di te e che fa a sua volta dei sacrifici, sì, e io ho la fortuna di averla. Non sono una superdonna, ma una donna impegnata che ha una famiglia che l’aiuta e le permette di fare tutte queste cose.

Si è mai sentita penalizzata come donna in un ambiente sportivo considerato ancora maschile?
Ci sono da rompere molti pregiudizi, c’è sempre un comportamento irreprensibile da tenere in palestra, ma quando c’è la passione, il talento e la dedizione, anche i più scettici poi si arrendono e i più prevenuti si convincono. E poi quando la passione viene dalle donne, la si persegue molto più tenacemente rispetto agli uomini che quindi sono costretti a ricredersi.