Oggi ricorrere il settantesimo anniversario di una delle pagine più tremende della storia recente dell’umanità, il giorno in cui l’Enola Gay sganciò su Hiroshima Little Boy, nome in codice con cui era chiamata la bomba atomica. A sganciare la bomba, probabilmente inconsapevole di quel che sarebbe accaduto, Paul Tibbets, nome entrato tristemente nell’immaginario come boia di una intera città.

La data odierna non è quindi da celebrare, ma da ricordare come ci si rammenta dei momenti tragici e terrificanti per farne esperienza, per tenere a mente cosa è capace di fare l’uomo.
Quella che segue è una playlist di brani che hanno messo in musica questo orrore. Per non dimenticare. Si parte con il brano degli OMD, al secolo Orchestral Manoeuvres In The Dark, Enola Gay. Il brano è stata una hit anni ottanta, e in molti, canticchiando e ballandola, almeno in Italia, ignoravano di cosa parlasse.

Diverso è il discorso per Ungorgettable fire degli U2. Essendo all’epoca, sempre gli anni 80, la band di Dublino fortemente impegnata, fu sin da subito noto a tutti che il brano trattava dei segni indelebili lasciati dalla guerra, a partire proprio da quelli lasciati sulla pelle ai superstiti di Hiroshima e Nagasaki, passando per le alte guerre.

Per noi italiani è più facile decodificare brani come Hiroshima e Il pilota di Hiroshima, rispettivamente di Francesco De Gregori e dei Nomadi. Qui il gioco è chiaro e lo spirito cantautorale dei brani, quasi didascalici, rende bene l’idea dell’orrore che il semplice gesto di aprire il carrello dell’Enola Gay ha causato per l’umanità e anche per la vita stessa del pilota d’aereo, per la sua coscienza per sempre devastata.

Altro reperto storico è La bomba atomica de I Giganti, brano che oggi suona naïf, ma che ben rende il segno che la bomba atomica ha lasciato anche nelle generazioni successive, quelle che hanno vissuto la guerra fredda. Guerra fredda ben raccontata da Russians, di Sting, brano che da Hiroshima prende le mosse seppur parlando del dopo. Chiudiamo questa playlist con Hiroshima mon amour degli Ultravox di Midge Ure, in realtà ispirato all’omonimo film di Alain Resnais.
Per non dimenticare.