Si chiama João Antônio Bernardi Filho, è un ex collaboratore  della Saipem ed è accusato di avere pagato mazzette per conto della Saipem in Brasile. A riceverle un dirigente della Petrobras, la ditta nazionale petrolifera, Renato de Souza Duque, che è già in carcere per tangenti.

Le accuse per Bernardi, Duque e altri tre sono di corruzione e di riciclaggio di denaro. Secondo l’accusa dei procuratori dello Stato di Parana che guida le indagini, gli accusati “hanno partecipato in un giro di corruzione e riciclaggio di denaro per favorire la ditta italiana Saipem nel ricevere contratti di lavoro presso Petrobras”.

Per la precisione, nel 2011 la Saipem cercava di ottenere favori nell’assegnamento di contratti per la costruzione di un sistema di condotte sotterranee di circa 19 chilometri per lo sviluppo di campi di petrolio ultraprofondi di Lula e Cernambi, nell’offshore brasiliano, di proprietà di Petrobras e dal valore di 250 milioni di real, circa 70 milioni di euro.

Non è la prima volta che ci sono scandali di tangenti alla Petrobras, con flusso di denaro fra petrolieri e politici che hanno conivolto anche i sud-coreani della Samsung e gli svedesi della Skanska. È la prima volta che viene implicata anche la Saipem.

Gli investigatori definiscono i metodi utilizzati dall’ex collaboratore Saipem fra i più innovativi e creativi mai incontrati finora nelle indagini riguardanti la Petrobras. Perché? Perché pagava in contanti ma anche con opere d’arte. Siamo Italiani, no? Secondo il procuratore Diego Castor de Mattos almeno in Brasile, nessuno aveva mai pensato ad opere d’arte per nascondere pagamenti illeciti a Petrobras. Come dire, anche in reparto mazzette straniere, “Italians do it better“.

Funzionava così: Bernardi ed altri due consociati gestivano due società di copertura, una in Uruguay, la Hayley SA, con conti bancari in Svizzera, e l’altra in Brasile, la filiale Hayley do Brasil tramite cui si reciclava il denaro. Bernardi utilizzava Hayley do Brasil per comprare opere d’arte alle aste che poi diventavano di proprietà di Duque. Fra le opere d’arte comprate con le petrol-mazzette Phantastic Panacea dell’artista brasiliana Adriana Varejão e Flower Party di  João Antônio da Silva, anche lui brasilano. Alla fine, Renato Duque ha ricevuto da João Bernardi 13 opere d’arte per il valore di 170mila euro. Il totale versato da Bernardi per conto della Saipem a Duque secondo le indagini è di circa un milione di euro.

Ma qualche volta alle pentole dei petrolieri mancano i coperchi. In uno di questi incontri per il pagamento delle mazzette, quando era quasi arrivato alla sede della Petrobras di Rio De Janeiro, Bernardi viene derubato e vanno in fumo 100mila real, circa 30mila euro. La Saipem non commenta. Spiega solo di non aver ricevuto nessuna notifica dai magistrati e garantisce che quando sarà il momento la  società “cooopererà pienamente”.

Se fosse tutto vero, certo è che queste sono noccioline per la Saipem, che è di proprietà dell’Eni al 43%. La ditta infatti è accusata del pagamento di oltre otto miliardi di euro per contratti petroliferi in Algeria e per cui è indagato anche l’ex capo Paolo Scaroni.

E grandi o piccole che siano queste  tangenti , le cose per la Saipem non vanno poi cosi a gonfie vele: hanno appena annunciato il taglio di 8800 posti di lavoro, il ridimensionamento di operazioni in Canada e in Brasile, e perdite di 1 miliardo di euro nel secondo quadrimestre del 2015. Ci si aspettavano 39 miloni di profitto. Invece hanno accumulato più di 5 miliardi di euro di debiti.

Qui altre varie disavventure della Saipem nel corso degli anni: incidenti, fiamme, trivellazioni senza certificazioni, e chi piu ne ha piu ne metta.

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