Di cosa parliamo quando parliamo di O generosa di Giovanni Allevi? Sì, perché da ieri è tutto un proliferare, sui social, di attacchi anche gratuiti nei confronti del compositore ascolano, reo, a dire di praticamente tutti, di aver scritto un brano non esattamente all’altezza del compito che gli era stato dato, essere l’inno del nostro campionato di Serie A. Molti, in realtà, sembrano essersi accaniti più contro l’idea di un inno scritto da Allevi che contro l’inno specifico, perché le critiche sono partite ben prima che il brano fosse ascoltabile dai più. Siccome il cyberbullismo ci è sempre parsa pratica pericolosa e fastidiosa, eccoci qui a fornire ai tanti delusi da O generosa, inno alla Serie A composto dal maestro ascolano Giovanni Allevi, gli strumenti critici per attuare un attacco non aleatorio ma specifico, perché a volte menare alla cieca dà meno soddisfazioni che colpire direttamente alla figura.

O generosa appare, sin dal titolo, un’opera ambiziosa, ancorché fuori fuoco. I tanti che hanno criticato Allevi di aver commesso un errore di grammatica, mettendo una o senza acca erano in errore, perché di lingua latina si tratta, ma ciò non toglie che il testo del brano, e il titolo stesso siano imbarazzanti per sviluppo e contenuti. A prescindere dalla partenza, in cui la parola Fortitudo inizialmente inserita nel testo è stata cambiata in corsa perché richiamava in maniera troppo stringente il motto della squadra di Bologna, il fatto che qualcuno, parlando del calcio italiano contemporaneo, si senta in diritto e dovere di usare la parola onestà tradisce una ingenuità al limite del patologico. Ora, è vero che Allevi gioca sempre la carta del Forrest Gump de noantri, ma avrà intorno un parente, un amico, un conoscente, un vicino di casa che gli avrà fatto notare come l’onestà sia uscita dal campo di gioco ben prima che lui venisse alla luce. A parte questo duplice scivolone, resta il mistero, profondo, dell’utilizzo di ben due lingue in un brano la cui durata, ringraziando Iddio, è sufficientemente breve. Latino, lingua scelta, si suppone, per rendere incomprensibile il senso ai più, e inglese, in un accostamento a dir poco forzato. Mancava giusto l’esperanto e avrebbero fatto contenti davvero tutti.

Ma le note dolenti, scusate il brutto gioco di parole, arrivano con la musica. Il motivo, enfatico come un inno dovrebbe in effetti essere, suona sin dal primo ascolto familiare. Questo, in genere, è un bene. Significa che il brano in questione è destinato a diventare un tormentone, a farsi spazio nei pochi giga di memoria che i nostri cervelli mettono a disposizione dei motivetti musicali. Peccato che la familiarità di O generosa, e stiamo continuando ossessivamente a ripetere il titolo con lo stesso gusto macabro con cui, da piccoli, ci si passava il dito sulle croste delle ferite, risieda fondamentalmente nella scarsa originalità delle melodie messe in atto. L’intro, vagamente cinematografica, ricorda molto, ma davvero molto, praticamente troppo, la colonna sonora dello storico Superman, composta dal maestro John Williams. Non diciamo che sia un plagio, ma sicuramente l’ispirazione è stata tanta, al limite del mimetismo. Chiaro, la stessa Superman ricorda, a voler fare le pulci al maestro Williams, anche il tema di Guerre stellari, sempre del compositore americano, ma l’assomigliare a una musica che a sua volta ne assomiglia a un’altra non libera certo Allevi dalle accuse di scarsa originalità che gli sono giustamente piovute addosso.

C’è chi, qui invece ingiustamente, ha paragonato il cantato, ripetiamo in latino e inglese (alla faccia del patrimonio culturale italiano tanto sbandierato da Beretta, presidente della Lega Serie A, committente del brano), ai Carmina Burana. Vivaddio, a parte il richiamo dovuto al cantato liricheggiante, nulla c’è che possa accostare Allevi a Carl Orff, se non l’aver transitato nel pianeta Terra, fortunatamente per Orff non contemporaneamente. La melodia del cantato di O generosa non è copiata dai Carmina burana, tranquilli, è semplicemente banalotta, poco orecchiabile, destinata all’oblio. Come in un mondo giusto o anche solo normale lo sarebbe tutta O generosa, non fosse che ce la troveremo prima di tutte le partite di Serie A, peggio dell’Oh oh oh oh dei The Kolors per chi avesse la sventura di chiamare il Servizio clienti di Vodafone.

Bene, ora potrete amabilmente sparlare di O generosa e di Giovanni Allevi senza rimanere sul vago. Attendiamo presto una puntata di Voyager di Giacobbo sul perdurare di un fenomeno musicale assolutamente inspiegabile, altro che cerchi nel grano.