Gli enti locali tagliano i fondi al festival dedicato alla Resistenza e gli organizzatori ricorrono al crowdfunding. È “Fino al cuore della rivolta”, il più importante festival italiano di teatro, musica, dibattiti e poesia dedicato alla Resistenza, che prende vita ogni anno, due volte all’anno (il 25 aprile e la prima settimana di agosto), dal 2005, a Fosdinovo, piccolo borgo in provincia di Massa Carrara, al confine con La Spezia. Proprio sulle Alpi Apuane, tra le due province medaglie d’oro al valor militare, in uno dei luoghi simbolo della lotta partigiana. Il festival aveva tra i principali finanziatori proprio le province, di cui una, adesso, quella di Massa Carrara, è sull’orlo del dissesto finanziario e l’altra, La Spezia, c’è già finita dentro da tempo. Effetto della riorganizzazione mal riuscita degli enti provinciali, in cui una delle prime teste a partire, perlomeno sotto le Apuane, è stata proprio la cultura. Basta soldi a (molti) festival, basta soldi a (molta) musica, basta soldi a (molto) teatro. E pensare che sarebbe anche un festival veramente low cost: si parla di circa 30 mila euro.

Ma è in questo contesto quindi che il festival della Resistenza lo diventa di nome e di fatto. Dal 31 luglio al 4 agosto prenderà vita al Museo audiovisivo della Resistenza alle Prade (frazione di Fosdinovo) l’undicesima edizione del “Fino al cuore del rivolta”, con o senza finanziamenti pubblici. Il collettivo Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani, organizzatore dell’evento, ha infatti lanciato una campagna di crowdfundig nella piattaforma internet Produzioni dal basso. “Il festival quest’anno sarà autofinanziato a più del 80% – racconta a FQ Magazine Simona Mussini, presidentessa dell’associazione – Il contributo viene tagliato di anno in anno oppure negato senza lacerazioni ma con la motivazione solita ‘primum vivere’ e quindi a noi non ci resta che accettare un lento strangolamento. Sta di fatto che se non ci fosse in noi una sana dose di pazzia questo festival sarebbe chiuso da anni. Ogni anno è una sfida meno ci date e più noi facciamo”. L’obiettivo è quello di raggiungere 5mila entro il 31 luglio, giorno della partenza. Ogni cifra donata, un “regalo”: con dieci euro, per esempio, si riceve una bottiglia di vino del festival serie limitata, con 15 una borsina con il logo dell’evento, con 100 euro un’uscita sui sentieri della Resistenza, con 250 si diventa partner dell’evento. “Ci siamo inventati delle ricompense, così come vuole la moda, – chiarisce Simona – ma è evidente che la ricompensa più grande è la stessa realizzazione del festival”.

Il festival è nato undici anni fa per affrontare il tema della Resistenza attraverso nuove forme comunicative, oltre ai dibattiti e le mostre, che “acchiappino” anche i più giovani, come il teatro, la musica, la poesia. A “Fino al cuore della rivolta”, ogni anno, si beve, si mangia, si ride, ci si emoziona insieme ai partigiani, si guardano concerti e spettacoli di grandi artisti nazionali. Tutto gratuito. Il 25 aprile, da undici anni, il borgo di Fosdinovo esplode di gente: oltre 10 mila persone in un paesino di 4mila abitanti. Ad agosto la “replica” con cinque giorni di dibattiti, concerti, spettacoli e poesia per non dimenticare. Quest’estate si esibiranno molti habitué del festival, come Dario Vegassola, Maurizio Maggiani, Ascanio Celestini, Bobo Rondelli, Cisco. “E’ un festival last minute – chiarisce la presidentessa – quindi il programma definitivo ancora non c’è”.