“Un nemico irreconciliabile del fascismo”. Non ci furono mezzi termini da parte di Benito Mussolini quando il 19 settembre del 1938 a Trieste pronunciò il famigerato discorso che introduceva la “politica di separazione” razziale. Quel nemico era naturalmente “il problema ebraico” di fronte al quale era necessario risvegliare una “chiara e severa coscienza razziale” in difesa della quale ben presto si sarebbero attivate le tragiche leggi di segregazione anche in Italia. Uno dei momenti più bui della nostra storia contemporanea è stato rivisitato alla XXIX edizione del Cinema Ritrovato in corso a Bologna fino al 4 luglio. L’occasione ha coinciso con un evento di imponente portata storica: la presentazione in prima mondiale assoluta del documento/documentario del noto discorso che finora era stato diffuso solo attraverso l’audio. “Il ritrovamento del video – ha spiegato il direttore artistico del festival e della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli – è avvenuto un po’ per caso a Torino, dove ‘il discorso’ era conservato presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Mi sembrava strano che un documento così terribile non fosse conservato nella sua sede, ovvero l’Istituto Luce. Una volta informato, il Luce si è incaricato di restaurare e sistemare il filmato che ora conserva nel proprio archivio”.

Portato dunque a Bologna dall’Istituto Luce, il documentario di circa quaranta minuti mostra nella consueta retorica di propaganda fascista il sontuoso arrivo del Duce nel capoluogo friulano descritto come “unito in un solo palpito d’amore” per il dittatore. Piazza dell’Unità d’Italia era naturalmente gremita e pronta ad applaudire e acclamare Mussolini ad ogni incitazione populista. A discorso ultimato, il filmato prosegue mostrando il Duce in visita ai luoghi produttivi della città tra cui spicca l’allora giovane fabbrica dell’Ilva. Ma è chiaro che il cuore del documento risieda nell’agghiacciante effetto visivo sortito dal sonoro ed eccitato compiacimento da parte dei cittadini rispetto all’annuncio dell’imminente legislazione razziale: pur conoscendo il testo, il montaggio delle finora inedite sequenze intensifica l’orrore tragico e irreparabile di quel segmento storico. Implacabile nell’incedere dei suoi proclami alle folle, Mussolini alla sua quarta visita a Trieste (la prima volta fu nel 1918) parlava dall’alto di un pulpito sotto il quale campeggiava una gigantesca scritta “DUX”. Con la completezza della fonte video, il documento oggi è completo e costituisce uno dei momenti di maggiore atrocità scatenata dalla retorica del Fascio e del suo leader.

Preziosa la sua visione posizionata non a caso in coincidenza con la programmazione dell’altrettanto noto documentario 12 dicembre, realizzato nel 1972 da Pier Paolo Pasolini e Giovanni Bonfanti: a distanza di decenni suscita disgusto sentir ancora parlare del rafforzamento di frange fasciste così come si manifestarono in quegli anni, specie durante e dopo “il momento in cui, più di tutti, siamo andati vicini alla perdita della democrazia formale in Italia”. Chiaramente quel drammatico 12 dicembre “esplose” nell’anno 1969.